È illecita la condotta dell’avvocato che trattiene senza consenso le somme del cliente

La condotta dell’avvocato che trattenga indebitamente, senza il consenso del cliente, le somme riscosse per suo conto oltre il tempo strettamente necessario integra un illecito permanente; ne consegue che la prescrizione dell’azione disciplinare decorre solo dalla cessazione della condotta, individuabile nella restituzione delle somme ovvero nella manifestazione inequivoca della volontà di trattenerle a compensazione di un credito vantato nei confronti del cliente.

(Cassazione Civile, Sezioni Unite, Ordinanza, 18 dicembre 2025, n. 33064)


Inadempimento dell’avvocato: la violazione della diligenza è causa di risoluzione del contratto

Quando l’avvocato non rispetta il dovere di diligenza qualificata previsto dall’art. 1176, comma 2, c.c., la sua condotta può integrare un inadempimento non di scarsa importanza, tale da giustificare la risoluzione del contratto d’opera ai sensi dell’art. 1455 c.c. L’eventuale mancanza di prova del nesso causale tra la condotta negligente e un danno concreto non incide sul diritto alla restituzione del compenso già percepito, che discende dall’applicazione retroattiva degli effetti della risoluzione prevista dall’art. 1458 c.c..

(Cassazione Civile, ordinanza, 27 novembre 2025, n. 31093)


L’avvocato negligente non ha diritto al compenso

L'avvocato, nel quadro dell'attività difensiva, è tenuto alla diligenza richiesta dalla natura dell'incarico professionale come disposto dall'articolo 1176, comma 2, c.c. Il mancato rispetto di tale obbligo comporta una violazione contrattuale con conseguente risarcimento del danno, configurabile anche in presenza di colpa lieve, se non concorrono le circostanze di particolare difficoltà di cui all'articolo 2236 c.c. Tale responsabilità si correla direttamente alla perdita del diritto al compenso ove la condotta negligente dell'avvocato, valutata ex ante e secondo criteri probabilistici, abbia pregiudicato la possibilità di conseguire un esito positivo della lite altrimenti ottenibile, in applicazione dell'articolo 1460 c.c..

(Cassazione Civile, 10 giugno 2025, n. 15526)


Come si determina il compenso dell’avvocato per l’attività stragiudiziale

Con riferimento all'attività stragiudiziale svolta dall'avvocato, in caso di mancato compimento dell'incarico stragiudiziale affidatogli, spetta al predetto il diritto di ricevere il compenso relativo all'attività concretamente svolta, qualora ne venga accertata l'idoneità a conseguire il risultato programmato dalle parti, da determinarsi, soltanto in mancanza di accordo tra le parti, sulla base delle voci tariffarie relative alle singole prestazioni rese o, in mancanza, in via equitativa, ai sensi dell'art. 2233 c.c..

(Cassazione Civile, 6 febbraio 2024, n. 3492)


Avvocati stabiliti e trasparenza nell’uso del titolo

Va confermata la sanzione disciplinare inflitta per l'uso indebito del titolo di avvocato ad un legale che partecipa ad un'udienza omettendo di esplicitare la propria qualità di avvocato stabilito e l'iscrizione presso l'organizzazione professionale o la giurisdizione presso la quale era stato ammesso a patrocinare in Spagna.

(Cassazione Civile, 19 gennaio 2024, n. 2068)


L’avvocato difesosi in proprio ha diritto al compenso per la prestazione resa

La circostanza che l'avvocato si sia avvalso della facoltà di difesa personale prevista dall'art. 86 c.p.c. non incide sulla natura professionale dell'attività svolta e, pertanto, non esclude che il giudice debba liquidare in suo favore, secondo le regole della soccombenza e in base alle tariffe professionali, gli onorari stabiliti per la prestazione resa.

(Cassazione Civile, ordinanza, 8 novembre 2023, n. 31141)


Mancato o inesatto inserimento del contatto dell'avvocato nell'elenco telefonico: si al risarcimento del danno

Il mancato o inesatto inserimento nell'elenco telefonico dei dati di contatto dell'avvocato rileva, non tanto per la possibilità di continuare ad essere contattati dai clienti, quanto per il fatto di non poter essere contattato dalla nuova clientela. In tali termini si configura un danno da perdita di chance, suscettibile di valutazione equitativa.

(Cassazione Civile, 29 settembre 2023, n. 27633)


L’avvocato deve illustrare al cliente le questioni ostative riscontrate e quelle produttive di un rischio di conseguenze negative

Nell'ambito del dovere di diligenza rientrano i doveri di informazione, di sollecitazione e di dissuasione ai quali il professionista deve adempiere, sia all'atto dell'assunzione dell'incarico come nel corso del suo svolgimento, prospettando innanzitutto al cliente le questioni ostative riscontrate e/o produttive di un rischio di conseguenze negative o dannose, invitandolo a comunicare o a fornire elementi utili alla soluzione positiva delle questioni (confermata la responsabilità del legale di una società chiamata in un giudizio a risarcire i danni occorsi ad un paziente; tra la società e il legale intercorreva, infatti, un contratto di assistenza e consulenza legale e la società lamentava l'omessa evocazione in giudizio della compagnia di assicurazioni, nonché il mancato assolvimento degli obblighi di informazione, sollecitazione e dissuasione gravanti sull'avvocato).

(Cassazione Civile, 13 settembre 2023, n. 26470)


Il virus sul computer dell’avvocato non può essere considerato una causa per la rimessione in termini

In caso di tardiva proposizione dell'impugnazione, la parte non può invocare la rimessione in termini quando il ritardo sia dovuto a fatti imputabili al difensore, costituendo la sua negligenza un evento che attiene alla patologia del rapporto con il professionista (nella specie, la Corte ha ritenuto che l'allegato malfunzionamento della rete informatica dello studio professionale, addebitato dal ricorrente ad un virus informatico, che avrebbe criptato tutti i dati ed impedito l'accesso all'account di posta elettronica, non consentendo di visionare la notifica della sentenza impugnata, anche ove dimostrato, non sarebbe stato in ogni caso riconducibile ad un fattore estraneo alla parte, con i caratteri dell'assolutezza e causa in via esclusiva la tardività dell'impugnazione. Infatti, il file contenente la notifica della sentenza di primo grado, proveniente dal difensore della controparte, essendo stato conservato nel server della gestione di posta elettronica fino a quando il destinatario esterno non avesse deciso di scaricarlo o di cancellarlo, ben poteva essere consultato dal difensore del ricorrente tramite l'utilizzo di altro computer, non collegato alla rete informatica dello studio professionale).

(Cassazione Civile, 7 luglio 2023, n. 19384)


Se l'inadempimento dell'avvocato non è estremamente grave non è giustificata la risoluzione del contratto

L'inadempimento del professionista nei riguardi del cliente non può essere desunto dal mancato raggiungimento del risultato utile cui mira quest'ultimo, ma soltanto dalla violazione da parte del professionista del dovere di diligenza inerente ed adeguato alla natura dell'attività esercitata; nel senso che l'affermazione della sua responsabilità implica l'indagine - positivamente svolta sulla base degli elementi di prova che il cliente ha l'onere di fornire - circa il sicuro e chiaro fondamento dell'azione che avrebbe dovuto essere proposta e diligentemente coltivata, e, in definitiva, la certezza morale che gli effetti di una diversa sua attività sarebbero stati più vantaggiosi per il cliente (esclusa, nella specie, la responsabilità del professionista che non aveva informato il cliente del deposito di un prospetto di pagamenti effettuato dalla controparte).

(Cassazione Civile, ordinanza, 23 giugno 2023, n. 11801)