Lavori sulle parti comuni: i condomini rispondono pro quota verso l’appaltatore

Nelle obbligazioni contratte dall’amministratore di condominio, nell’esercizio dei poteri rappresentativi, la responsabilità dei condomini nei confronti dell’appaltatore ha natura parziaria e non anche solidale: il debito si imputa direttamente ai singoli condomini in proporzione alle rispettive quote millesimali, ai sensi dell’art. 1123 c.c. Conseguentemente, il terzo appaltatore, ottenuta la condanna del condominio, può agire in via esecutiva nei confronti di ciascun condomino esclusivamente per la quota di rispettiva spettanza. La clausola contrattuale che autorizza l’appaltatore a rivolgersi direttamente ai condomini morosi non configura una cessione del credito, ma si limita a recepire una facoltà già riconosciuta dall’ordinamento.

(Cassazione Civile, 3 luglio 2026, n. 22672)


Procreazione medicalmente assistita: il consenso anche implicito del partner impedisce il disconoscimento del figlio

In materia di procreazione medicalmente assistita, anche eterologa e praticata all’estero, il consenso del partner rilevante ai sensi dell'art. 9 della L. n. 40/2004 può essere accertato anche per facta concludentia, desunti dalla partecipazione al progetto genitoriale, dal riconoscimento del figlio e dal costante esercizio della funzione genitoriale. Una volta accertata in fatto la prestazione di tale consenso – anche in forma implicita – con motivazione conforme al “minimo costituzionale”, resta preclusa, per effetto del divieto di disconoscimento previsto dall’art. 9 della L. n. 40/2004, l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità ex art. 263 c.c., tanto da parte del padre quanto della madre.

(Cassazione Civile, ordinanza, 26 giugno 2026, n. 21816)


Inagibilità della camera d’albergo: legittima la sospensione del pagamento del cliente

Nel contratto di albergo, l’obbligo primario dell’albergatore consiste nel mettere e mantenere a disposizione del cliente una camera idonea all’uso pattuito. La totale inagibilità della camera, accertata a causa di infiltrazioni d’acqua, integra un inadempimento idoneo a legittimare l’eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. e la conseguente sospensione dell’obbligo di pagamento del corrispettivo da parte del cliente. Tuttavia, in coerenza con il sinallagma contrattuale, il giudice è tenuto ad accertare sia la gravità dell’inadempimento ai fini della risoluzione del contratto ex art. 1453 c.c., sia l’eventuale responsabilità risarcitoria dell’albergatore, non potendo l’eccezione di inadempimento essere utilizzata quale surrogato di una pronuncia sul diritto al risarcimento del danno.

(Cassazione Civile, ordinanza, 15 giugno 2026, n. 20023)


Concorrenza sleale e impianti di telecomunicazione: la priorità di insediamento non attribuisce diritti di esclusiva

In tema di concorrenza sleale ai sensi dell’art. 2598 n. 3 Cod. Civ., la realizzazione di un traliccio per telecomunicazioni da parte di un imprenditore munito dei necessari titoli amministrativi non configura, di per sé, un atto contrario ai principi di correttezza professionale, anche qualora l’impianto risulti concretamente idoneo a interferire con le trasmissioni di una struttura preesistente appartenente a un concorrente. In assenza di ulteriori elementi sintomatici di scorrettezza, la mera anteriorità dell’insediamento non attribuisce all’operatore già presente alcun diritto di esclusiva o posizione privilegiata sul sito interessato, né può essere invocata per impedire o limitare l’ingresso di nuovi operatori nel mercato, in linea con i principi di libera iniziativa economica, tutela della concorrenza e apertura del mercato sanciti dagli artt. 101 e 102 TFUE e dall’art. 41 Cost.

(Cassazione Civile, ordinanza, 6 giugno 2026, n. 18268)


Testamento olografo: l’incompleta od omessa indicazione della data è causa di annullabilità

In materia di testamento olografo, l’assenza o l’incompletezza della data costituisce causa di annullabilità dell’atto ai sensi dell’art. 602 comma 2 Cod. Civ., in quanto la data rappresenta un requisito formale essenziale che deve risultare direttamente dal documento testamentario e non può essere ricavato mediante elementi estranei ad esso. L’azione di annullamento può essere proposta indipendentemente dall’esistenza di contestazioni relative alla capacità del testatore, alla successione cronologica tra più testamenti o ad altre questioni che rendano necessario accertare il momento della redazione. Essa è inoltre ammissibile anche quando, nel caso concreto, la mancanza della data non incida sul contenuto dispositivo del testamento né sul regolamento degli interessi da esso risultante.

(Cassazione Civile, ordinanza, 1 giugno 2026, n. 17356)


Danni da grandine e brecce nel tetto: il varco da deformazione rientra nella copertura assicurativa

In tema di assicurazione contro i danni da eventi atmosferici, la clausola che subordina l'indennizzabilità dei danni da acqua piovana penetrata all'interno del fabbricato alla presenza di "rotture, brecce o lesioni al tetto" non può essere interpretata nel senso di richiedere necessariamente un pregiudizio strutturale e permanente della copertura: il termine "breccia" include, nel suo significato lessicale, anche l'"apertura" o "varco" creati dall'evento, sicché rientra nella copertura assicurativa il danno derivante dall'acqua piovana che sia penetrata nel fabbricato per effetto della deformazione del tetto causata dalla violenza dell'evento atmosferico (nella specie: accumulo di grandine che ha provocato la flessione delle lastre di eternit e la formazione di interstizi).

(Cassazione Civile, ordinanza, 25 maggio 2026, n. 16138)


Coniugi in conflitto e immobili comunicanti: quando l’assegnazione può estendersi all’intera proprietà

Ai fini dell’assegnazione della casa familiare ex art. 337 sexies c.c., la forte conflittualità tra i coniugi, qualora renda impraticabile la gestione condivisa di ambienti e servizi, può legittimare l’assegnazione dell’intero immobile già destinato a residenza familiare, anche se articolato in unità con accessi separati ma prive di effettiva autonomia funzionale, per rispondere all’esigenza di garantire ai figli conviventi, anche se maggiorenni, un contesto abitativo stabile e sereno.

(Cassazione Civile, ordinanza, 13 maggio 2026, n. 13991)


Neopatentato e veicoli potenti: l’RCA copre i danni del sinistro senza potersi rivalere sul proprietario del mezzo

Il neopatentato che guida un’auto con potenza superiore ai limiti di legge non può essere considerato come un soggetto privo di patente. Di conseguenza, la clausola della polizza RCA che esclude la copertura in caso di incidente causato da un conducente “non abilitato alla guida” non si applica a chi viola solo la limitazione della potenza. La clausola appare ambigua, perché l’espressione “non abilitato alla guida” può riferirsi sia a chi non ha mai conseguito la patente o l’ha persa, sia a chi possiede regolarmente la patente ma viola alcune limitazioni previste dalla legge, per cui, ai sensi dell’art. 1370 Cod. Civ., la clausola deve essere interpretata nel modo meno favorevole per la compagnia assicurativa.

(Cassazione Civile, ordinanza, 12 maggio 2026, n. 13834)


Nessuna negligenza se la giurisprudenza cambia dopo l’avvio della causa

In tema di responsabilità professionale, l’avvocato, ai sensi dell’art. 1176 comma 2 Cod. Civ., non può essere ritenuto responsabile per non aver previsto un orientamento giurisprudenziale nuovo, emerso solo dopo l’introduzione della causa, tanto meno gli si può imputare negligenza per il mancato adempimento di una condizione di procedibilità che, al momento dell’azione, non trovava alcun riconoscimento nella giurisprudenza, neppure sotto forma di contrasto interpretativo. La diligenza professionale deve infatti essere valutata ex ante, alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale esistente al tempo dell’attività svolta.

(Cassazione Civile, 7 maggio 2026, n. 13166)


Onere della prova e limiti del consenso informato nell’esecuzione di interventi più invasivi

In materia di responsabilità sanitaria, non grava sul paziente l’onere di dimostrare che, ove fosse stato adeguatamente informato mediante il consenso informato circa il diverso e più complesso intervento che i medici intendevano eseguire, non vi avrebbe prestato il proprio consenso. Al contrario, una volta allegato che il consenso era stato prestato esclusivamente in relazione all’intervento originariamente programmato, incombe sulla struttura sanitaria l’onere di provare che il paziente avrebbe comunque acconsentito al successivo intervento, di carattere più invasivo.

(Cassazione Civile, ordinanza, 28 aprile 2026, n. 11608)