Sospeso l’avvocato che omette di pagare lo stipendio alla segretaria
Deve essere confermata la sospensione dall'esercizio della professione forense per l'avvocato responsabile di gravi inadempimenti nei confronti di una propria dipendente di studio quali: il mancato pagamento di 21 mensilità, l'inadempimento di plurimi accordi di dilazione, la violazione di un ordine di pagamento del quinto dello stipendio e l'invio di contabili di bonifico inesistenti. Il fatto che l'avvocato avesse posto in essere una serie di condotte volte all'estinzione del debito non può ritenersi elemento di per sé solo decisivo ai fini della mitigazione della sanzione, in quanto il parziale pagamento successivo non incide sulla materialità né sull'offensività deontologica di una condotta protratta e dolosa.
(Cassazione Civile, Sezioni Unite, 27 agosto 2026, n. 24805)
Nessuna negligenza se la giurisprudenza cambia dopo l’avvio della causa
In tema di responsabilità professionale, l’avvocato, ai sensi dell’art. 1176 comma 2 Cod. Civ., non può essere ritenuto responsabile per non aver previsto un orientamento giurisprudenziale nuovo, emerso solo dopo l’introduzione della causa, tanto meno gli si può imputare negligenza per il mancato adempimento di una condizione di procedibilità che, al momento dell’azione, non trovava alcun riconoscimento nella giurisprudenza, neppure sotto forma di contrasto interpretativo. La diligenza professionale deve infatti essere valutata ex ante, alla luce del quadro normativo e giurisprudenziale esistente al tempo dell’attività svolta.
(Cassazione Civile, 7 maggio 2026, n. 13166)
È illecita la condotta dell’avvocato che trattiene senza consenso le somme del cliente
La condotta dell’avvocato che trattenga indebitamente, senza il consenso del cliente, le somme riscosse per suo conto oltre il tempo strettamente necessario integra un illecito permanente; ne consegue che la prescrizione dell’azione disciplinare decorre solo dalla cessazione della condotta, individuabile nella restituzione delle somme ovvero nella manifestazione inequivoca della volontà di trattenerle a compensazione di un credito vantato nei confronti del cliente.
(Cassazione Civile, Sezioni Unite, Ordinanza, 18 dicembre 2025, n. 33064)
Inadempimento dell’avvocato: la violazione della diligenza è causa di risoluzione del contratto
Quando l’avvocato non rispetta il dovere di diligenza qualificata previsto dall’art. 1176, comma 2, c.c., la sua condotta può integrare un inadempimento non di scarsa importanza, tale da giustificare la risoluzione del contratto d’opera ai sensi dell’art. 1455 c.c. L’eventuale mancanza di prova del nesso causale tra la condotta negligente e un danno concreto non incide sul diritto alla restituzione del compenso già percepito, che discende dall’applicazione retroattiva degli effetti della risoluzione prevista dall’art. 1458 c.c..
(Cassazione Civile, ordinanza, 27 novembre 2025, n. 31093)
L’avvocato negligente non ha diritto al compenso
L'avvocato, nel quadro dell'attività difensiva, è tenuto alla diligenza richiesta dalla natura dell'incarico professionale come disposto dall'articolo 1176, comma 2, c.c. Il mancato rispetto di tale obbligo comporta una violazione contrattuale con conseguente risarcimento del danno, configurabile anche in presenza di colpa lieve, se non concorrono le circostanze di particolare difficoltà di cui all'articolo 2236 c.c. Tale responsabilità si correla direttamente alla perdita del diritto al compenso ove la condotta negligente dell'avvocato, valutata ex ante e secondo criteri probabilistici, abbia pregiudicato la possibilità di conseguire un esito positivo della lite altrimenti ottenibile, in applicazione dell'articolo 1460 c.c..
(Cassazione Civile, 10 giugno 2025, n. 15526)
Come si determina il compenso dell’avvocato per l’attività stragiudiziale
Con riferimento all'attività stragiudiziale svolta dall'avvocato, in caso di mancato compimento dell'incarico stragiudiziale affidatogli, spetta al predetto il diritto di ricevere il compenso relativo all'attività concretamente svolta, qualora ne venga accertata l'idoneità a conseguire il risultato programmato dalle parti, da determinarsi, soltanto in mancanza di accordo tra le parti, sulla base delle voci tariffarie relative alle singole prestazioni rese o, in mancanza, in via equitativa, ai sensi dell'art. 2233 c.c..
(Cassazione Civile, 6 febbraio 2024, n. 3492)
Avvocati stabiliti e trasparenza nell’uso del titolo
Va confermata la sanzione disciplinare inflitta per l'uso indebito del titolo di avvocato ad un legale che partecipa ad un'udienza omettendo di esplicitare la propria qualità di avvocato stabilito e l'iscrizione presso l'organizzazione professionale o la giurisdizione presso la quale era stato ammesso a patrocinare in Spagna.
(Cassazione Civile, 19 gennaio 2024, n. 2068)
L’avvocato difesosi in proprio ha diritto al compenso per la prestazione resa
La circostanza che l'avvocato si sia avvalso della facoltà di difesa personale prevista dall'art. 86 c.p.c. non incide sulla natura professionale dell'attività svolta e, pertanto, non esclude che il giudice debba liquidare in suo favore, secondo le regole della soccombenza e in base alle tariffe professionali, gli onorari stabiliti per la prestazione resa.
(Cassazione Civile, ordinanza, 8 novembre 2023, n. 31141)
Mancato o inesatto inserimento del contatto dell'avvocato nell'elenco telefonico: si al risarcimento del danno
Il mancato o inesatto inserimento nell'elenco telefonico dei dati di contatto dell'avvocato rileva, non tanto per la possibilità di continuare ad essere contattati dai clienti, quanto per il fatto di non poter essere contattato dalla nuova clientela. In tali termini si configura un danno da perdita di chance, suscettibile di valutazione equitativa.
(Cassazione Civile, 29 settembre 2023, n. 27633)
L’avvocato deve illustrare al cliente le questioni ostative riscontrate e quelle produttive di un rischio di conseguenze negative
Nell'ambito del dovere di diligenza rientrano i doveri di informazione, di sollecitazione e di dissuasione ai quali il professionista deve adempiere, sia all'atto dell'assunzione dell'incarico come nel corso del suo svolgimento, prospettando innanzitutto al cliente le questioni ostative riscontrate e/o produttive di un rischio di conseguenze negative o dannose, invitandolo a comunicare o a fornire elementi utili alla soluzione positiva delle questioni (confermata la responsabilità del legale di una società chiamata in un giudizio a risarcire i danni occorsi ad un paziente; tra la società e il legale intercorreva, infatti, un contratto di assistenza e consulenza legale e la società lamentava l'omessa evocazione in giudizio della compagnia di assicurazioni, nonché il mancato assolvimento degli obblighi di informazione, sollecitazione e dissuasione gravanti sull'avvocato).
(Cassazione Civile, 13 settembre 2023, n. 26470)