Usucapione tra coeredi: l’uso esclusivo dell’immobile ereditato non basta per diventarne proprietari
Nell’usucapione di beni ereditari tra coeredi, il mero uso prolungato dell’immobile e la sua gestione o manutenzione esclusiva non sono sufficienti, di per sé, a dimostrare un possesso uti dominus né l’esclusione del compossesso degli altri coeredi, soprattutto in presenza di stretti rapporti di parentela, dove il protratto godimento del bene può essere ricondotto a una situazione di mera tolleranza ai sensi dell’art. 1144 c.c.
Ne consegue che il coerede che intenda far valere l’usucapione è tenuto a provare un comportamento univoco, durevole e incompatibile con il godimento altrui, idoneo a manifestare in modo inequivocabile la volontà di possedere il bene in via esclusiva. Non sono invece sufficienti i soli atti di gestione, manutenzione o utilizzo del bene, se riconducibili a un uso consentito o tollerato dagli altri familiari.
(Cassazione Civile, ordinanza, 13 luglio 2026, n. 23115)