Notifica via pec dopo le ore 21

La notifica effettuata via PEC dopo le ore 21 si perfeziona, sia per il notificante che per il notificato, il giorno successivo, con tutte le conseguenze del caso sull'eventuale improcedibilità dell'atto notificato per la scadenza del termine.

(Cassazione Civile, 27 settembre 2018, n. 23225)


Posizionamento dell’autovelox e nullità del verbale

All'ente proprietario della strada incombe l'assunzione di una serie di obblighi che prevedono, in particolare, la necessità del preventivo avviso dell'installazione dell'autovelox posizionato ad una congrua distanza dal prescritto segnale che lo deve anticipare, della leggibilità e immediata percepibilità della relativa segnalazione, della preventiva adozione di apposito decreto prefettizio per l'autorizzazione all'installazione degli autovelox sulle strade in cui è propriamente consentito al fine di rendere legittima la contestazione differita delle violazioni riferite all'art. 142 c.d.s.. Sulla scorta di questi presupposti deriva che, qualora il decreto amministrativo autorizzi il posizionamento di un apparecchio autovelox (appositamente omologato e sottoposto alla necessaria taratura) lungo il lato di una sola carreggiata di un tipo di strada riconducibile ad uno di quelli previsti dal citato art. 4 del D.L. n. 121/2002, diventa, conseguentemente, obbligatorio - in funzione della legittimità della complessiva attività di accertamento delle indicate violazioni amministrative - che l'ente proprietario della strada appronti i predetti necessari adempimenti di garanzia per gli utenti (circa la preventiva segnalazione dell'installazione dell'apparecchio elettronico e la visibilità del segnale che lo preannuncia sullo stesso lato e, quindi, per il corrispondente senso di marcia), anche al fine di tutelare le indispensabili esigenze di sicurezza pubblica connesse a siffatta attività di rilevamento. Pertanto, qualora - come verificatosi nella fattispecie - il decreto prefettizio abbia previsto la legittima installazione lungo un solo senso di ed, invece, l'accertamento sia stato effettuato mediante la rilevazione di un autovelox posizionato sul contrapposto senso di marcia, ne consegue che - difettando a monte l'adozione di uno specifico provvedimento autorizzativo - il relativo verbale di contestazione differita della violazione di cui all'art. 142 c.d.s. debba ritenersi affetto da "illegittimità derivata".

(Cassazione Civile, 1 ottobre 2018, n. 23726)


Addebito della separazione tra investigatore e Garante Privacy

I dati incorporati nelle immagini prodotte al fine di esercitare il diritto istruttorio ad offrir prova delle circostanze di fatto allegate a sostegno della domanda di addebito della separazione sono dati che esprimono la vita sessuale del ricorrente e, in quanto tali, sono soggetti alla disciplina dettata dall'art. 26 codice della privacy, con la conseguente inutilizzabilità dei medesimi in difetto della prescritta autorizzazione del garante.

(Tribunale di Larino, 9 agosto 2017, n. 398)


Se il giudice dimentica la liquidazione delle spese legali nel dispositivo

A fronte della mancata liquidazione delle spese nel dispositivo della sentenza, anche emessa ex art. 429 c.p.c., sebbene in parte motiva il giudice abbia espresso la propria volontà di porle a carico della parte soccombente, la parte interessata deve fare ricorso alla procedura di correzione degli errori materiali di cui agli artt. 287 ss. c.p.c. per ottenerne la quantificazione.

(Cassazione Civile, SS.UU., 21 giugno 2018, n. 16415)


Concorso di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale

In materia di compravendita, in caso di inadempimento o inesatto adempimento del venditore, oltre alla corrispondente responsabilità contrattuale, è configurabile anche la responsabilità extracontrattuale del venditore stesso, ma solo quando il pregiudizio arrecato al compratore abbia leso interessi di quest’ultimo che siano sorti al di fuori del contratto ed abbiano la consistenza di diritti assoluti. (In applicazione del suddetto principio, la S.C. ha ritenuto inipotizzabile, a carico del venditore, il doppio titolo di responsabilità, ove il compratore lamenti il danno derivante dal fatto che un fondo compravenduto sia risultato inquinato ed abbia avuto bisogno di opere di bonifica, atteso che tale danno è conseguenza diretta del minor valore della cosa venduta o della sua distruzione o di un suo intrinseco difetto di qualità, che resta nell'ambito della responsabilità contrattuale, con azione soggetta a prescrizione annuale).

(Cassazione Civile, 6 luglio 2017, n. 16654)


Danno all'immagine della persona fisica e giuridica

In tema di risarcimento dei danni patiti da una associazione, nel caso di specie una Onlus impegnata nella tutela e nell'assistenza dei minori, deve essere riconosciuto in capo all'amministratore, responsabile di appropriazione indebita, l’obbligo di risarcire il pregiudizio cagionato alla Onlus per aver tenuto una gestione personalistica del denaro della stessa. Deve inoltre riconoscersi, pur trattandosi di un’associazione, anche il danno per lesione del diritto all'immagine costituito, come danno cd. conseguenza, dalla diminuzione della considerazione della Onlus, sia sotto il profilo della incidenza negativa che tale diminuzione comporta nell'agire dei soggetti che ricoprano gli organi dell’associazione, sia sotto il profilo della diminuzione della considerazione da parte dei consociati in genere o di settori o categorie di essi che dovrebbero interagire con la Onlus.

(Tribunale di Milano, 5 marzo 2018)


Patologia dell’animale d’affezione e termine per la denuncia dei vizi

Non v’è ragione per negare all'acquirente di un animale da compagnia la maggior tutela riconosciuta dal Codice del consumo, laddove viene stabilito che il consumatore decade dalla garanzia per i vizi della cosa venduta se non denuncia al venditore il difetto di conformità entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto. Ciò significa che al padrone dell’animale che, diverso tempo dopo l’acquisto, ne ha scoperto la grave cardiopatia deve applicarsi non il breve termine di decadenza di otto giorni dalla scoperta del vizio previsto dall'art. 1495 del codice civile, ma il più lungo termine di due mesi dalla scoperta, previsto dall'art. 132 del codice del consumo.

(Cassazione Civile, 25 settembre 2018, n. 22728)


Esclusione del credito del sindaco inadempiente

Il credito per compenso professionale del sindaco della società fallita può essere interamente escluso dallo stato passivo, potendo la curatela opporre l'eccezione di inadempimento allorquando emerga che il professionista abbia violato i doveri imposti dalla legge ai componenti del collegio sindacale. (Nel caso di specie il Tribunale in composizione collegiale, pronunciandosi in sede di opposizione allo stato passivo proposta da un componente del collegio sindacale della società fallita – il quale lamentava l'esclusione del credito vantato a titolo di compenso professionale – ha ritenuto corretta la valutazione effettuata dalla curatela e confermata dal giudice delegato di opporre l'eccezione di inadempimento nei confronti del professionista, essendo emersa dagli atti allegati in giudizio ed in particolare dalla relazione ex art. 33 l.f., una grave violazione - che ha avuto efficacia deterministica rispetto al dissesto della società fallita - da parte del collegio sindacale degli obblighi di allerta imposti dalla legge).

(Tribunale di Como, 17 Luglio 2018)


Il fallaccio di gioco ed il risarcimento danni

In materia di risarcimento danni per responsabilità civile conseguente ad un infortunio sportivo, la condotta dell’agente è scriminata soltanto laddove sussista uno stretto collegamento funzionale tra gioco ed evento lesivo. Non sussiste tale nesso funzionale se l'atto sia stato compiuto allo scopo di ledere l'avversario, ovvero con una violenza incompatibile con le caratteristiche concrete del gioco. Sussiste, pertanto, in ogni caso la responsabilità dell'agente in ipotesi di atti compiuti allo specifico scopo di ledere, anche se gli stessi non integrino una violazione delle regole dell'attività svolta; la responsabilità non sussiste invece se le lesioni siano la conseguenza di un atto posto in essere senza la volontà di ledere e senza la violazione delle regole dell'attività, e non sussiste neppure se, pur in presenza di violazione delle regole proprie dell'attività sportiva specificamente svolta, l'atto sia a questa funzionalmente connesso. In entrambi i casi, tuttavia il nesso funzionale con l'attività sportiva non è idoneo ad escludere la responsabilità tutte le volte che venga impiegato un grado di violenza o irruenza incompatibile con le caratteristiche dello sport praticato, ovvero col contesto ambientale nel quale l'attività sportiva si svolge in concreto, o con la qualità delle persone che vi partecipano (durante una partita amichevole di calcio, l’agente eseguiva un’azione fallosa, in scivolata colpendo da dietro le gambe del giocatore e procurandogli lesioni personali con esiti invalidanti di natura permanente. La Corte d’Appello aveva ritenuto che l'azione fallosa non era stata caratterizzata dalla volontà di ledere, né - se pure violativa delle regole del gioco - poteva ritenersi sproporzionata rispetto al contesto od assolutamente abnorme rispetto alla finalità del gioco stesso).

(Cassazione Civile, 10 maggio 2018, n. 11270)


Responsabilità del professionista e prova del danno

Anche se è provato e comunque incontestato sia il conferimento dell’incarico professionale di gestire la contabilità di una società con tutti gli inerenti adempimenti fiscali, sia che il commercialista, in qualità di intermediario autorizzato, aveva omesso di procedere al deposito telematico della dichiarazione annuale IVA, tuttavia non è possibile condannare quest’ultimo al risarcimento del danno richiesto dalla società attrice quantificandolo sulla base delle cartelle esattoriali notificate dall'Erario, ove il professionista, sempre su delega dell’assistito, abbia impugnato le stesse ed il procedimento sia pendente in Cassazione, senza che la società contribuente abbia ancora versato alcun importo all'amministrazione tributaria e, anzi, la parte attrice non abbia in alcun modo adempiuto al proprio onere probatorio avente ad oggetto almeno la presunzione di definitività del recupero del credito da parte di quest’ultima.

(Tribunale di Milano, 24 giugno 2014 n. 8412)