Ingiuria, ingratitudine e revoca della donazione

L’ingiuria grave richiesta quale presupposto necessario per la revocabilità di una donazione per ingratitudine, pur mutuando dal diritto penale il suo significato intrinseco e l'individuazione del bene leso, si distacca, tuttavia, dalle previsioni degli artt. 594 e 595 c.p., e consiste in un comportamento del donatario che manifesti un sentimento di disistima delle qualità morali e di irrispettosità della dignità del donante, contrastanti con il senso di riconoscenza che, secondo la comune coscienza, dovrebbe invece improntarne l'atteggiamento (Cass. 5 aprile 2005 n. 7033; Cass. 28 maggio 2008 n. 14093; Cass. 24 giugno 2008 n. 17188; Cass. 30 marzo 2011 n. 7487). In altri termini, deve costituire segno di una ingratitudine esteriorizzata, in modo da rendere palese ai terzi l'opinione irriguardosa maturata nei confronti del donante (nel caso concreto è stata valutata quale manifestazione di sostanziale disistima, di mancanza di rispetto nei confronti della donante e come un affronto contrastante con il senso di riconoscenza e di solidarietà, che secondo la coscienza comune, deve improntare il comportamento del donatario il fatto che quest’ultimo, di fronte all'età avanza della donante e alle sue condizioni di vita, ormai novantenne e priva degli affetti familiari più prossimi, l'avesse invitata, con una lettera formale, a lasciare l'immobile di sua proprietà, nonostante lo avesse acquistato per donazione fatta in suo favore dalla stessa).

(Cassazione Civile, 13 agosto 2018, n. 20722)


Il solo reddito del padre non giustifica l’aumento dell’assegno

L’art. 148 cod. civ. nel prescrivere che entrambi i coniugi sono tenuti ad adempiere all'obbligazione di mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo, non detti un criterio automatico per la determinazione dell'ammontare dei rispettivi contributi, costituito dal calcolo percentuale dei redditi dei due soggetti (che finirebbe per penalizzare il coniuge più debole), ma preveda un sistema più completo ed elastico di valutazione che tenga conto non solo dei redditi, ma anche di ogni altra risorsa economica - ivi compreso il valore intrinseco di beni immobili, siano essi direttamente abitati o diversamente utilizzati (Cass., 21/01/1995, n. 706; Cass., 05/10/1992, n. 10926) - e delle capacità di svolgere un'attività professionale o domestica, espresse sulla base di un'indagine comparativa delle condizioni - in tal senso intese - dei due obbligati (Cass., 16/10/1991, n. 10901) (nel caso concreto il decreto della Corte d'appello è stato cassato siccome si era limitato per quanto concerne le esigenze del minore, a dedurre - del tutto genericamente, e senza alcun riferimento specifico al caso concreto - l'impossibilità di quantificare "con precisione aritmetica (...) le esigenze di un bambino che viva in ambienti famigliari particolarmente benestanti", e la conseguente necessità di fare riferimento ad un criterio equitativo; con riferimento invece alle condizioni patrimoniali dei genitori, la Corte si era limitata ad un altrettanto generico ed apodittico riferimento "alle oltremodo consistenti risorse reddituali e patrimoniali del padre", pervenendo - sulla base di questa mera asserzione - alla conclusione di dover reputare "congruo rideterminare l'onere in Euro 1.500,00 mensili").

(Cassazione Civile, 10 ottobre 2018, n. 25134)


Ultra-tardive e non imputabilità del ritardo

Le domande di insinuazione ultra-tardive possono essere presentate entro dodici mesi dalla dichiarazione di esecutività dello stato passivo qualora il creditore dimostri che il ritardo è dipeso da una causa a lui non imputabile. La non imputabilità deve essere intesa in senso elastico e comprensiva di fattispecie eterogenee. Con riferimento ai crediti tributari, l’amministrazione finanziaria è tenuta al rispetto dell’art. 101, ultimo comma, l.fall. e la circostanza per cui i tempi di formazione dei ruoli e di emissione delle cartelle siano più lunghi non costituisce motivo di scusabilità.

(Cassazione Civile, ordinanza 26 settembre 2018, n. 23159)


Amministratore privo di deleghe e bancarotta fraudolenta

In tema di responsabilità degli amministratori, perché si configuri il concorso nella bancarotta fraudolenta per omesso impedimento dell’amministratore privo di deleghe, è necessaria la prova della sua concreta conoscenza del fatto pregiudizievole per la società o, quanto meno, di "segnali di allarme" inequivocabili, dai quali è desumibile l'accettazione del rischio del verificarsi dell'evento illecito, nonché della volontaria omissione di attivarsi per scongiurarlo.

(Cassazione Penale, SSUU, 7 settembre 2018, n. 40152)


Falsificare un assegno non trasferibile è (solo) illecito civile

La falsità commessa su un assegno bancario munito della clausola di non trasferibilità configura la fattispecie di cui all'art. 485 c.p., abrogato dal D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7, art. 1, comma 1, lett. a), e trasformato in illecito civile.

(Cassazione Penale, SSUU, 10 settembre 2018, n. 40256)


Nesso causale tra res e danno

Sussiste la colpa esclusiva della danneggiata, integrante gli estremi del fortuito incidentale (che di per sé elide il nesso causale tra la res ed il danno), allorquando la caduta di una donna da una scala sia stata provocata (non da una difetto strutturale della scala stessa, ma) dal suo errato posizionamento (e cioè precisamente da una collocazione della scala, che non aveva tenuto conto del giusto grado di inclinazione), che ne aveva provocato l'improvviso slittamento.

(Cassazione Civile, 27 giugno 2018, n. 23203)


Responsabile il liquidatore che non agisce per la riscossione dei crediti

I soci di una s.a.s. possono agire nei confronti del liquidatore per il risarcimento del danno subito a seguito dell’inerzia nel recupero dei crediti sociali, incombendo sul liquidatore l’onere di dimostrare di aver adempiuto ai doveri inerenti la gestione liquidatoria della società.

(Tribunale di Genova, 30 maggio 2018, n. 1542)


Notifica via pec dopo le ore 21

La notifica effettuata via PEC dopo le ore 21 si perfeziona, sia per il notificante che per il notificato, il giorno successivo, con tutte le conseguenze del caso sull'eventuale improcedibilità dell'atto notificato per la scadenza del termine.

(Cassazione Civile, 27 settembre 2018, n. 23225)


Posizionamento dell’autovelox e nullità del verbale

All'ente proprietario della strada incombe l'assunzione di una serie di obblighi che prevedono, in particolare, la necessità del preventivo avviso dell'installazione dell'autovelox posizionato ad una congrua distanza dal prescritto segnale che lo deve anticipare, della leggibilità e immediata percepibilità della relativa segnalazione, della preventiva adozione di apposito decreto prefettizio per l'autorizzazione all'installazione degli autovelox sulle strade in cui è propriamente consentito al fine di rendere legittima la contestazione differita delle violazioni riferite all'art. 142 c.d.s.. Sulla scorta di questi presupposti deriva che, qualora il decreto amministrativo autorizzi il posizionamento di un apparecchio autovelox (appositamente omologato e sottoposto alla necessaria taratura) lungo il lato di una sola carreggiata di un tipo di strada riconducibile ad uno di quelli previsti dal citato art. 4 del D.L. n. 121/2002, diventa, conseguentemente, obbligatorio - in funzione della legittimità della complessiva attività di accertamento delle indicate violazioni amministrative - che l'ente proprietario della strada appronti i predetti necessari adempimenti di garanzia per gli utenti (circa la preventiva segnalazione dell'installazione dell'apparecchio elettronico e la visibilità del segnale che lo preannuncia sullo stesso lato e, quindi, per il corrispondente senso di marcia), anche al fine di tutelare le indispensabili esigenze di sicurezza pubblica connesse a siffatta attività di rilevamento. Pertanto, qualora - come verificatosi nella fattispecie - il decreto prefettizio abbia previsto la legittima installazione lungo un solo senso di ed, invece, l'accertamento sia stato effettuato mediante la rilevazione di un autovelox posizionato sul contrapposto senso di marcia, ne consegue che - difettando a monte l'adozione di uno specifico provvedimento autorizzativo - il relativo verbale di contestazione differita della violazione di cui all'art. 142 c.d.s. debba ritenersi affetto da "illegittimità derivata".

(Cassazione Civile, 1 ottobre 2018, n. 23726)


Addebito della separazione tra investigatore e Garante Privacy

I dati incorporati nelle immagini prodotte al fine di esercitare il diritto istruttorio ad offrir prova delle circostanze di fatto allegate a sostegno della domanda di addebito della separazione sono dati che esprimono la vita sessuale del ricorrente e, in quanto tali, sono soggetti alla disciplina dettata dall'art. 26 codice della privacy, con la conseguente inutilizzabilità dei medesimi in difetto della prescritta autorizzazione del garante.

(Tribunale di Larino, 9 agosto 2017, n. 398)