La società noleggiatrice deve restituire parte de canone ricevuto qualora consegni un veicolo di categoria inferiore rispetto a quello previsto nel contratto

In tema di contratto di noleggio a lungo termine di autovettura, costituisce grave inadempimento la mancata consegna del veicolo nuovo oggetto del contratto e la sua sostituzione con un veicolo usato, di categoria e caratteristiche inferiori, non potendo la società locatrice addurre giustificazioni legate a ritardi del costruttore o sostenere l'equivalenza tra i veicoli. In tale ipotesi, la società locatrice è tenuta alla restituzione del differenziale tra i canoni versati per il veicolo di categoria superiore e quelli dovuti per il mezzo effettivamente fornito.

(Giudice di Pace di Reggio Emilia, 23 novembre 2025, n. 1278)


Inadempimento dell’avvocato: la violazione della diligenza è causa di risoluzione del contratto

Quando l’avvocato non rispetta il dovere di diligenza qualificata previsto dall’art. 1176, comma 2, c.c., la sua condotta può integrare un inadempimento non di scarsa importanza, tale da giustificare la risoluzione del contratto d’opera ai sensi dell’art. 1455 c.c. L’eventuale mancanza di prova del nesso causale tra la condotta negligente e un danno concreto non incide sul diritto alla restituzione del compenso già percepito, che discende dall’applicazione retroattiva degli effetti della risoluzione prevista dall’art. 1458 c.c..

(Cassazione Civile, ordinanza, 27 novembre 2025, n. 31093)


Sinistro con un cane randagio: il Comune risponde solo se è provata la sua colpa nell’organizzazione del servizio di prevenzione al randagismo

La responsabilità della PA per i danni causati da cani randagi è regolata dall’art. 2043 c.c., di talché, il danneggiato deve provare sia la colpa dell’amministrazione sia il nesso causale con il danno subito. Tale colpa non può essere desunta dal solo fatto che il cane randagio abbia provocato l’evento, ma richiede la dimostrazione di un’insufficiente organizzazione del servizio di prevenzione del randagismo. Solo dopo tale prova può riconoscersi il nesso causale anche mediante il criterio della “concretizzazione del rischio”, secondo cui il verificarsi del rischio che la norma violata mirava a evitare dimostra che una condotta corretta avrebbe impedito il danno.

(Cassazione Civile, ordinanza, 20 novembre 2025, n. 30616)


Assegnazione della casa coniugale: la Cassazione ribadisce il criterio della stabile occupazione da parte dei figli

In tema di assegnazione della casa coniugale, la Corte di Cassazione conferma che l'assegnazione dell'immobile al coniuge collocatario dei figli minori è giustificata dal mantenimento della stabile occupazione da parte dei figli, anche in presenza di temporanei trasferimenti legati a esigenze scolastiche. È compito del coniuge non convivente fornire prova contraria e concrete evidenze di un cessato stabile legame con l'abitazione familiare.

(Cassazione Civile, ordinanza, 17 novembre 2025, n. 30244)


In presenza del divieto di balneazione lo stabilimento balneare non risponde dei danni occorsi ai bagnanti

In tema di risarcimento del danno subito da un minore per lesioni occorse durante la balneazione in zona interdetta, la sussistenza del divieto e la sua chiara segnalazione costituiscono presupposti idonei ad escludere la responsabilità del gestore dello stabilimento balneare. Del tutto irrilevante il motivo dell’imposizione del divieto, poiché l’osservanza del divieto stesso avrebbe evitato l’evento lesivo.

(Cassazione Civile, ordinanza, 5 novembre 2025, n. 29182)


Smarrimento del bagaglio: liquidazione equitativa del danno in base al contenuto presumibile e alla durata del viaggio

In tema di trasporto aereo di persone, lo smarrimento definitivo del bagaglio comporta il diritto del viaggiatore a un risarcimento da liquidarsi equitativamente. Il giudice, accertata la sussistenza del danno, deve procedere alla quantificazione anche in assenza di una prova puntuale del valore dei beni, tenendo conto del contenuto normalmente riconducibile a un bagaglio da viaggio — capi di abbigliamento, biancheria e accessori — in proporzione alla durata del soggiorno.

(Cassazione Civile, ordinanza, 29 ottobre 2025, n. 28672)


Mancata stipula del contratto definitivo: il promissario acquirente è tenuto al risarcimento per l’illegittima detenzione dell’immobile

La risoluzione del contratto preliminare produce effetti retroattivi e comporta l'obbligo di restituzione delle prestazioni ricevute secondo l'art. 2033 c.c. Il promissario acquirente, in caso di risoluzione, è tenuto alla restituzione del bene e alla corresponsione dei frutti percepiti o che avrebbe potuto percepire per l'anticipato godimento. Tali obblighi restitutori non hanno funzione risarcitoria ma sono conseguenza dell'efficacia retroattiva della risoluzione.

(Cassazione Civile, 24 ottobre 2025, n. 28229)


La formula “visto e piaciuto” non vale ad escludere la responsabilità del venditore

In caso di vendita di un bene fra privati (come per esempio l’auto), la clausola del “visto e piaciuto” (quando l'acquirente dichiara di aver visionato il veicolo, di trovarlo di suo gradimento e di accettarne le condizioni estetiche e di funzionamento) non esenta dalle responsabilità il venditore che nasconde, in malafede (quindi sapendolo), uno o più vizi del veicolo.

(Cassazione Civile, ordinanza, 21 ottobre 2025, n. 27968)


L’installazione di un mini-ascensore nelle scale è vietata solo se compromette la stabilità del condominio

Nel caso in cui un singolo condomino, esercitando la facoltà di "modificazione" delle parti comuni prevista e concessa dall'art. 1102 c.c., installi, nella tromba delle scale e con "taglio" di queste ultime, un "mini-ascensore" finalizzato al c.d. "abbattimento delle barriere architettoniche", il relativo intervento non dev'essere autorizzato preventivamente dall'assemblea ma deve tuttavia rispettare il solo divieto di arrecare pregiudizio alla stabilità e/o alla sicurezza del fabbricato.

(Cassazione Civile, 3 ottobre 2025, n. 26702)


Multa per eccesso di velocità: autovelox valido solo se omologato

Nelle infrazioni per eccesso di velocità, l'accertamento effettuato tramite autovelox che sia solo approvato, e non anche omologato, non può considerarsi legittimo poiché la semplice approvazione dello strumento, non equivale giuridicamente all’omologazione ministeriale prevista dall’art. 142 comma 6 del Codice della Strada. L’approvazione, infatti, rappresenta una fase preliminare e distinta rispetto all’omologazione, che costituisce un passaggio ulteriore e necessario per la validità dell'accertamento.

(Cassazione Civile, 1 ottobre 2025, n. 26521)