Irragionevole durata del processo: l’indennizzo si basa solo sul periodo eccedente la durata fisiologica del processo
In materia di equa riparazione ai sensi della Legge n. 89/2001 per l’eccessiva durata di una procedura fallimentare, la quantificazione dell’indennizzo deve avere riguardo esclusivamente al periodo eccedente la durata fisiologica del procedimento, e non all’intero lasso di tempo decorrente dalla domanda di ammissione al passivo. Per quanto attiene alla quantificazione del danno non patrimoniale, questa può essere adeguatamente sorretta anche da una motivazione sintetica, fondata sul richiamo ai criteri di cui all’art. 2 bis della L. 89/2001, con specifico riferimento alla natura del credito – ad esempio, da lavoro dipendente per retribuzioni – e al patema d’animo connesso alla durata irragionevole.
(Cassazione Civile, ordinanza, 22 aprile 2026, n. 10686)
Assegno divorzile: le somme versate in eccesso con finalità esclusivamente perequativa e compensativa vanno restituite
In tema di assegno di mantenimento separativo e divorzile, ove si accerti nel corso del giudizio l'insussistenza "ab origine", in capo all'avente diritto, dei presupposti per il versamento del contributo, opera la regola generale della "condictio indebiti" che può essere derogata, con conseguente applicazione del principio di irripetibilità, esclusivamente ove si escluda la debenza del contributo in virtù di una diversa valutazione con effetto "ex tunc" delle sole condizioni economiche dell'obbligato già esistenti al tempo della pronuncia, ed ove si proceda soltanto ad una rimodulazione al ribasso, di una misura originaria idonea a soddisfare esclusivamente i bisogni essenziali del richiedente, sempre che la modifica avvenga nell'ambito di somme modeste ragionevolmente destinate al consumo da un coniuge, o ex coniuge, in condizioni di debolezza economica (nella specie, la Corte d'Appello, pur confermando la sussistenza dei presupposti dell'assegno divorzile in favore dell'ex moglie avente esclusivamente funzione perequativa-compensativa ha inteso ridurne l'ammontare in considerazione del breve periodo in cui le aspettative lavorative della richiedente erano state sacrificate, della giovane età della stessa e della sua specializzazione professionale agevolmente spendibile sul mercato del lavoro. Ciò, con efficacia retroattiva in considerazione di una più approfondita valutazione degli elementi rilevanti e non di circostanze sopravvenute).
(Cassazione Civile, ordinanza, 20 aprile 2026, n. 10351)
L’RCA Auto copre non solo il proprietario, ma tutti i soggetti responsabili della circolazione con il suo consenso
Nell’assicurazione RC auto, rientrante nel ramo danni, è assicurato non solo il proprietario/contraente, ma ogni soggetto tenuto a risarcire ai sensi dell’art. 2054 c.c. (conducente, usufruttuario, acquirente con riserva di proprietà, utilizzatore in leasing), purché la circolazione avvenga con il consenso del proprietario. Di conseguenza, anche il conducente non proprietario né contraente è parte del rapporto: beneficia della copertura, può agire in manleva contro l’assicuratore ed è soggetto all’eventuale rivalsa.
(Cassazione Civile, ordinanza, 9 aprile 2026, n. 8904)
Caparra confirmatoria eccessiva: quando scatta la nullità
Costituisce causa di nullità della clausola relativa alla caparra confirmatoria, la pattuizione di una caparra di importo pari o superiore all’ammontare della prestazione principale (di regola, il prezzo), poiché così viene snaturata la funzione tipica dell’istituto, che, per definizione, consiste in una frazione della prestazione principale destinata a essere imputata al pagamento, in caso di adempimento; la caparra confirmatoria versata può, al più, qualificarsi come pagamento anticipato integrale del prezzo e, ove eccedente, deve essere restituita.
(Cassazione Civile, 2 aprile 2026, n. 8217)
Nascita indesiderata, omessa diagnosi prenatale e liquidazione del danno
In tema di responsabilità sanitaria per omessa diagnosi di malformazioni fetali, se sussistono i presupposti per l’interruzione della gravidanza e risulta, anche presuntivamente, che la gestante avrebbe scelto di ricorrervi, la condotta del medico non si limita alla violazione dell’obbligo informativo, ma configura un caso di “nascita indesiderata”. Il danno non patrimoniale risarcibile ai genitori comprende, dunque, non solo lo shock per la nascita inattesa di un figlio con disabilità, ma anche le conseguenze negative, rilevanti e durature, sulla vita personale, familiare, relazionale e lavorativa derivanti dalla prosecuzione non voluta della gravidanza.
(Cassazione Civile, ordinanza, 23 marzo 2026, n. 6926)
In caso di rottura del fidanzamento vanno rimborsate le somme versate per arredare la casa
Le attribuzioni patrimoniali volte all’acquisto degli arredi destinati alla futura abitazione coniugale, una volta rotto il fidanzamento, non sono più sorrette da giusta causa, onde la promessa di pagamento, relativamente alla loro restituzione, è legittima e può essere superata solo se il promittente dimostra l’insussistenza dell’obbligazione, senza che abbia alcun rilievo l’esatta qualificazione, contrattuale o non contrattuale, del titolo di credito sottostante.
(Cassazione Civile, ordinanza, 11 marzo 2026, n. 5497)
Impugnazione del bilancio: i vizi non si trasmettono automaticamente
In materia di società di capitali, il principio di continuità dei bilanci – secondo cui il bilancio dell’esercizio successivo si fonda sui dati di chiusura del precedente – non implica un’automatica trasmissione dei vizi giuridici tra esercizi: la continuità è infatti contabile (e giuridica nei suoi effetti), ma non comporta una propagazione implicita dei vizi originari. Ne consegue che il socio che abbia impugnato un bilancio e intenda estendere le censure ai successivi deve allegare specificamente, nelle relative impugnazioni, la persistenza e la trasmissione dei medesimi vizi; solo in presenza di tale allegazione sorge, in capo agli amministratori, l’onere di provarne la sanatoria o l’insussistenza.
(Cassazione Civile, ordinanza, 12 marzo 2026, n. 5587)
Risarcimento per danni da cose in custodia: chi deve provare che la strada è pubblica?
Nelle azioni di risarcimento per danni da cose in custodia, spetta all’attore provare che la strada in cui si è verificato il sinistro sia pubblica e sottoposta alla custodia dell’ente locale. Se il convenuto contesta la natura demaniale della strada, l’attore deve dimostrare la destinazione della stessa all’uso pubblico, avvenuta anche attraverso un atto o un fatto che ne abbia trasferito la proprietà alla Pubblica Amministrazione. Non è quindi sufficiente la sola contiguità con una strada pubblica, in assenza di una verifica sulla concreta funzione svolta dall’area nell’ambito della viabilità.
(Cassazione Civile, ordinanza, 4 marzo 2026, n. 4865)
Concordato preventivo: revoca dell’ammissione anche per condotte successive fuorvianti per i creditori
Nel procedimento di concordato preventivo, la revoca dell'ammissione può essere legittimamente disposta non solo per atti in frode ai creditori antecedenti la presentazione della domanda, ma anche per condotte poste in essere successivamente, che alterino la percezione dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento, non modificate e non comunicate correttamente al commissario giudiziale. La revoca è finalizzata a garantire la trasparenza della procedura e la corretta informazione dei creditori.
(Cassazione Civile, ordinanza, 2 marzo 2026, n. 4602)
L’immobile che presenta delle difformità urbanistiche parziali può essere oggetto di una sentenza costitutiva ex art. 2932 Cod. Civ.
Se l’immobile è munito di regolare concessione e di permesso di abitabilità, non annullati né revocati, gli eventuali vizi di regolarità urbanistica non oltrepassanti la soglia della parziale difformità rispetto alla concessione, non precludono l’emanazione della sentenza costitutiva.
(Cassazione Civile, ordinanza, 19 febbraio 2026, n. 3753)