Risarcimento per danni da cose in custodia: chi deve provare che la strada è pubblica?

Nelle azioni di risarcimento per danni da cose in custodia, spetta all’attore provare che la strada in cui si è verificato il sinistro sia pubblica e sottoposta alla custodia dell’ente locale. Se il convenuto contesta la natura demaniale della strada, l’attore deve dimostrare la destinazione della stessa all’uso pubblico, avvenuta anche attraverso un atto o un fatto che ne abbia trasferito la proprietà alla Pubblica Amministrazione. Non è quindi sufficiente la sola contiguità con una strada pubblica, in assenza di una verifica sulla concreta funzione svolta dall’area nell’ambito della viabilità.

(Cassazione Civile, ordinanza, 4 marzo 2026, n. 4865)


Concordato preventivo: revoca dell’ammissione anche per condotte successive fuorvianti per i creditori

Nel procedimento di concordato preventivo, la revoca dell'ammissione può essere legittimamente disposta non solo per atti in frode ai creditori antecedenti la presentazione della domanda, ma anche per condotte poste in essere successivamente, che alterino la percezione dei creditori sulle reali prospettive di soddisfacimento, non modificate e non comunicate correttamente al commissario giudiziale. La revoca è finalizzata a garantire la trasparenza della procedura e la corretta informazione dei creditori.

(Cassazione Civile, ordinanza, 2 marzo 2026, n. 4602)


L’immobile che presenta delle difformità urbanistiche parziali può essere oggetto di una sentenza costitutiva ex art. 2932 Cod. Civ.

Se l’immobile è munito di regolare concessione e di permesso di abitabilità, non annullati né revocati, gli eventuali vizi di regolarità urbanistica non oltrepassanti la soglia della parziale difformità rispetto alla concessione, non precludono l’emanazione della sentenza costitutiva.

(Cassazione Civile, ordinanza, 19 febbraio 2026, n. 3753)


Inadempimento commercialista: risponde delle sanzioni per mancata verifica dei presupposti fiscali, purché sia provato l'effettivo esborso del contribuente

Il commercialista incaricato della predisposizione della dichiarazione dei redditi del cliente, ai sensi dell'art. 1176, comma 2, c.c., è tenuto a verificare la sussistenza dei presupposti di legge per l'inserimento in dichiarazione dei dati forniti, e, in particolare, delle deduzioni e detrazioni fiscali, dovendo accertare, sulla base della documentazione esibita e delle comunicazioni richieste dalla normativa agevolativa, che tutti gli adempimenti formali e sostanziali previsti siano stati effettivamente espletati; ne risponde, a titolo di inadempimento contrattuale, qualora ometta tali verifiche e ciò determini l'irrogazione di sanzioni al contribuente, restando irrilevante che questi gli abbia consegnato un mero prospetto riepilogativo delle spese o che altro professionista abbia curato l'iter 'a monte' per il riconoscimento del beneficio fiscale.

(Cassazione Civile, ordinanza, 13 febbraio 2026, n. 3218)


Spese straordinarie: è irrilevante la mancata concertazione preventiva in presenza di utilità per il figlio

In tema di rimborso delle spese straordinarie per il mantenimento dei figli, la mancanza di concertazione preventiva non esclude il diritto al rimborso per il genitore che ha anticipato tali spese, ma richiede la verifica giudiziale della rispondenza delle spese all'interesse del minore e dell'adeguatezza allo standard socio-economico della vita familiare.

(Cassazione Civile, ordinanza, 10 febbraio 2026, n. 2953)


Installazione di impianto per la videosorveglianza privata: lecito se riprende solo gli accessi e le parti di proprietà dell'installante

Non si configura violazione della riservatezza in ambito condominiale o di comproprietà, né illegittimità del trattamento, quando le telecamere, a installazione fissa, siano limitate alla ripresa degli accessi e delle porzioni di proprietà esclusiva dell’installante, senza interferire con aree riconducibili ad altri comproprietari, e l’impianto risulti conforme ai principi di liceità, proporzionalità e necessità.

(Cassazione Civile, 2 febbraio 2026, n. 2181)


Cancellazione della società: i debiti seguono i soci nei limiti di quanto riscosso in base al bilancio finale

La cancellazione della società di capitali dal Registro delle Imprese ne comporta l’estinzione, senza tuttavia determinare l’estinzione dei debiti sociali e tributari rimasti insoddisfatti. Si configura, infatti, un fenomeno successorio sui generis, in forza del quale le obbligazioni sociali si trasferiscono ai soci, che ne rispondono nei limiti di quanto da essi riscosso in base al bilancio finale di liquidazione.

(Cassazione Civile, 25 gennaio 2026, n. 1650)


Pubblicazione illecita di foto del minore sui social media e profili risarcitori

In caso di illecita pubblicazione da parte di un’associazione, sui propri profili social, di una fotografia di una minorenne, avvenuta in assenza di consenso degli interessati, occorre tener conto del pregiudizio economico concretamente risentito per effetto della predetta pubblicazione non autorizzata dell’immagine della minorenne (nella specie identificabile) quantomeno, nel mancato conseguimento del compenso che la stessa avrebbe comunque tratto in caso di cessione volontaria della propria immagine; e tanto, anche in considerazione delle finalità commerciali perseguite dall'associazione attraverso la pubblicazione, sul proprio sito, di banner pubblicitari concretamente suscettibili di assicurare introiti economici all'associazione medesima.

(Cassazione Civile, Ordinanza, 20 gennaio 2026, n. 1169)


Violazione delle distanze legali: il deprezzamento dell’immobile va provato

Il danno da deprezzamento dell'immobile, in caso di opere realizzate in violazione delle norme sulle distanze legali, non è mai "in re ipsa"; deve essere allegato e provato dal danneggiato, seppure anche attraverso presunzioni. In caso di rimozione delle opere, il risarcimento del danno è dovuto nei limiti dell'effettività del pregiudizio economico subito, avuto riguardo alla natura temporanea della lesione e non alla diminuzione del valore di mercato dell’immobile.

(Cassazione Civile, Ordinanza, 11 gennaio 2026, n. 612)


È illecita la condotta dell’avvocato che trattiene senza consenso le somme del cliente

La condotta dell’avvocato che trattenga indebitamente, senza il consenso del cliente, le somme riscosse per suo conto oltre il tempo strettamente necessario integra un illecito permanente; ne consegue che la prescrizione dell’azione disciplinare decorre solo dalla cessazione della condotta, individuabile nella restituzione delle somme ovvero nella manifestazione inequivoca della volontà di trattenerle a compensazione di un credito vantato nei confronti del cliente.

(Cassazione Civile, Sezioni Unite, Ordinanza, 18 dicembre 2025, n. 33064)