Onere della prova e limiti del consenso informato nell’esecuzione di interventi più invasivi
In materia di responsabilità sanitaria, non grava sul paziente l’onere di dimostrare che, ove fosse stato adeguatamente informato mediante il consenso informato circa il diverso e più complesso intervento che i medici intendevano eseguire, non vi avrebbe prestato il proprio consenso. Al contrario, una volta allegato che il consenso era stato prestato esclusivamente in relazione all’intervento originariamente programmato, incombe sulla struttura sanitaria l’onere di provare che il paziente avrebbe comunque acconsentito al successivo intervento, di carattere più invasivo.
(Cassazione Civile, ordinanza, 28 aprile 2026, n. 11608)
Irragionevole durata del processo: l’indennizzo si basa solo sul periodo eccedente la durata fisiologica del processo
In materia di equa riparazione ai sensi della Legge n. 89/2001 per l’eccessiva durata di una procedura fallimentare, la quantificazione dell’indennizzo deve avere riguardo esclusivamente al periodo eccedente la durata fisiologica del procedimento, e non all’intero lasso di tempo decorrente dalla domanda di ammissione al passivo. Per quanto attiene alla quantificazione del danno non patrimoniale, questa può essere adeguatamente sorretta anche da una motivazione sintetica, fondata sul richiamo ai criteri di cui all’art. 2 bis della L. 89/2001, con specifico riferimento alla natura del credito – ad esempio, da lavoro dipendente per retribuzioni – e al patema d’animo connesso alla durata irragionevole.
(Cassazione Civile, ordinanza, 22 aprile 2026, n. 10686)