L'indebitamento complessivo deve emergere dalla contabilità alla data della decisione sul fallimento

Il superamento della soglia dell’esposizione debitoria deve verificarsi al momento dell’istanza di fallimento e non con riferimento all'ultimo o agli ultimi tre esercizi precedenti, come invece per i requisiti di fallibilità relativi all'attivo patrimoniale e ai ricavi lordi.

(Corte d’Appello di Torino, 23 novembre 2018)


Morte immediata e danno catastrofale

Se la morte è immediata o segue alle lesioni entro brevissimo tempo non sussiste il diritto al risarcimento jure hereditatis e tale irrisarcibilità deriva dall'assenza di un soggetto al quale sia ricollegabile la perdita o nel cui patrimonio sia rinvenibile il relativo credito risarcitorio.

(Cassazione Civile, 13 febbraio 2019, n. 4146)


La denuncia di successione non è accettazione tacita

Ai fini dell'accettazione tacita dell'eredità è irrilevante la trascrizione della denuncia di successione in assenza di altri atti inequivocabilmente rivolti all'assunzione della qualità di erede.

(Cassazione Civile, 19 febbraio 2019, n.4843)


Convivenza more uxorio ed ingiusto arricchimento

È possibile configurare l'ingiustizia dell'arricchimento da parte di un convivente "more uxorio" nei confronti dell'altro in presenza di prestazioni a vantaggio del primo esulanti dal mero adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di convivenza - il cui contenuto va parametrato sulle condizioni sociali e patrimoniali dei componenti della famiglia di fatto - e travalicanti i limiti di proporzionalità e di adeguatezza.

(Cassazione Civile, 15 febbraio 2019, n.4659)


Errata segnalazione alla centrale rischi e prova del danno

In caso di illecito trattamento dei dati personali per illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi, il danno, sia patrimoniale che non patrimoniale, non può essere considerato "in re ipsa" per il fatto stesso dello svolgimento dell'attività pericolosa. Anche nel quadro di applicazione dell'art. 2050 c.c., il danno, e in particolare la "perdita", deve essere sempre allegato e provato da parte dell'interessato.

(Cassazione Civile, ordinanza 8 gennaio 2019, n. 207)


Cessione di azienda tra marchio e avviamento

In caso di cessione d’azienda, il marchio deve essere compreso nel valore di avviamento della stessa, se fa parte del complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa. La principale funzione del marchio, infatti, consiste nella possibilità di identificare la provenienza, di un prodotto o di un servizio, in modo che possa essere tenuto distinto da prodotti, simili o identici, forniti da imprese concorrenti. Nel bilancio di esercizio redatto secondo gli schemi previsti dagli artt. 2424 e 2425 c.c. i marchi trovano, in particolare, la loro rappresentazione nell'attivo dello stato patrimoniale, alla voce "concessioni, licenze, marchi e diritti simili”.

(Cassazione Civile, 17 gennaio 2019, n. 1118)


Presidente dell’associazione e responsabilità solidale

Ai fini della responsabilità tributaria per illeciti di una associazione non riconosciuta, non è sufficiente la la mera sussistenza di un incarico direttivo gestionale nell'ambito della associazione, essendo invece necessario dimostrare il ruolo concretamente tenuto. La responsabilità personale e solidale prevista dall'art. 38, comma 2, c.c., per colui che agisce in nome e per conto dell'associazione non riconosciuta non è collegata alla mera titolarità della rappresentanza dell'associazione, bensì all'attività negoziale effettivamente svolta per conto di essa e risoltasi nella creazione di rapporti obbligatori fra questa ed i terzi, con la conseguenza che chi invoca in giudizio tale responsabilità è gravato dall'onere di provare la concreta attività svolta in nome e nell'interesse dell'associazione, non essendo sufficiente la dimostrazione in ordine alla carica rivestita all'interno dell'ente.

(Cassazione Civile, ordinanza 21 gennaio 2019, n. 1489)


Sulla garanzia di buon funzionamento

La garanzia per i vizi della cosa venduta disciplinata dagli artt. 1490 e seguenti c.c. differisce da quella di buon funzionamento prevista dall'art. 1512 c.c. per il fatto che, mentre la seconda impone all'acquirente solo l'onere di dimostrare il cattivo funzionamento della cosa venduta, la prima - cui il venditore è tenuto anche se incolpevole, essendo la colpa di questi richiesta solo ai fini dell'obbligo del risarcimento del danno - impone all'acquirente anche l'onere di dimostrare la sussistenza dello specifico vizio che rende la cosa venduta inidonea all'uso cui essa è destinata.

(Cassazione Civile, 14 febbraio 2019 n. 4298)


Responsabilità contrattuale della società di consulenza per la mancata partecipazione a gare pubbliche d’appalto

Va riconosciuto all'impresa attrice il diritto al risarcimento del danno da perdita di chance, patito per la preclusa possibilità di partecipare a gare pubbliche in conseguenza dell’inadempimento imputabile alla società di consulenza, che si era obbligata, per conto dell’attrice, a compilare ed inoltrare l’istanza di iscrizione all'albo nazionale dei gestori ambientali presso l’ente pubblico competente.
Trattasi di un pregiudizio patrimoniale certo nella sua esistenza, ma la cui prova dell’esatto ammontare risulta impossibile o, comunque, eccessivamente difficile per la parte danneggiata: è pertanto giustificato il ricorso al criterio equitativo di cui all'art. 1226 c.c.. I criteri orientativi per la quantificazione del danno da perdita di chance sono almeno tre: (1) il valore delle procedure di selezione a cui la danneggiata ha allegato di non avere potuto partecipare; (2) la circostanza che la chance di aggiudicazione costituisce un bene della vita che, ove monetizzato, va valutato in termini inferiori rispetto all'utile che sarebbe conseguito dall'esecuzione dei servizi in caso di aggiudicazione, nonché (3) l’allegazione che l’attore disponesse o meno di una capacità tecnica, finanziaria ed operativa di aggiudicarsi e dare esecuzione a tutti gli appalti alle cui gare non ha potuto partecipare.

(Tribunale di Milano, 25 gennaio 2019)


Treno sistematicamente in ritardo? Non è lesione dei diritti inviolabili della persona

Nell'ipotesi in cui non venga dimostrata la circostanza che i disservizi (nella specie, ritardi sistematici del treno, sporcizia dei vagoni e sovraffollamento degli stessi) abbiano inciso sulla persona e sulle relazioni del ricorrente, determinando una grave lesione dei suoi diritti fondamentali costituzionalmente garantiti, non può esservi risarcimento del danno.

(Cassazione Civile, 8 febbraio 2019, n.3720)