La verifica dei requisiti per le Start Up Innovative

L’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese ed il periodico aggiornamento dei requisiti per le Start Up Innovative hanno natura amministrativa e non natura costitutiva, non dando di per sé prova dei requisiti richiesti per il mantenimento dello status di Start Up.
E’ perciò ammissibile in sede prefallimentare il compimento degli accertamenti relativi all’effettiva sussistenza dei requisiti al fine di valutare se la società abbia in concreto svolto in misura prevalente attività di produzione e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad altro valore tecnologico e se fossero state svolte prestazioni di ricerca e sviluppo nella percentuale prevista.
In caso positivo, la start up innovativa non sarà fallibile, essendo assoggettabile solo alla procedura concorsuale della composizione della crisi da sovraindebitamento. In caso negativo, la società sarà invece assoggettabile al fallimento.

(Tribunale di Udine, 22 maggio 2018)


Gli oneri di controllo e verifica della casella PEC

Nonostante si dimostri giudizialmente che l’indirizzo PEC comunicato dalla società in bonis al registro delle imprese non sia nella sua disponibilità e sia in realtà utilizzato da altra società, seppur collegata alla fallita, la notifica del ricorso per la dichiarazione di fallimento e gli altri atti relativi alla fase prefallimentare risultano correttamente adempiuti, poiché dal momento dell’indicazione della casella PEC al registro delle imprese, essa diventa ufficialmente la PEC della società, con tutti gli oneri di controllo e verifica di quanto in essa inviato.

(Cassazione Civile, ordinanza 21 giugno 2018, n. 16365)


Barriere architettoniche e limite all'uso più intenso della cosa comune

Il diritto del condomino di aprire una porta d’accesso per avvalersi dell’utilizzo di un ascensore già esistente rientra nei poteri spettanti a ciascun condomino, così come previsto dall'art. 1102 c.c., a norma del quale ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca ad altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

(Tribunale di Milano, sentenza 23 aprile 2018)


Opposizione allo stato passivo ed onere di produzione

Nel giudizio di opposizione allo stato passivo, l’opponente, a pena di decadenza, deve soltanto indicare specificatamente i documenti di cui intende avvalersi, già prodotti nel corso della verifica dello stato passivo innanzi al giudice delegato, sicché, in difetto della produzione di uno o di alcuni di essi, il tribunale deve disporne l’acquisizione dal fascicolo d’ufficio della procedura fallimentare ove sono custoditi.

(Cassazione Civile, 14 giugno 2018, n. 15627)


E-mail con l’amante ed addebito della separazione

La corrispondenza, in formato elettronico, con l’amante, dalla quale si evince chiaramente la volontà di recidere la relazione con la moglie, può causare l’addebito della separazione, giacché manifesta l’intollerabilità della convivenza.

(Cassazione Civile, ordinanza 27 giugno 2018, n. 16980)


Termine per il fallimento del socio occulto e prova del vincolo societario

Il termine annuale prescritto dall’art. 147, comma 2, l. fall. per l’estensione del fallimento della società ai suoi soci illimitatamente responsabili non si applica al socio occulto, ossia al socio la cui qualifica non risulti dal Registro delle Imprese, non potendo questi opporre con data certa la cessazione della propria responsabilità illimitata.

Per provare un vincolo societario occulto, è necessario dimostrare un apporto sistematico, continuo e notevole del terzo formalmente estraneo alla compagine dei soci, tale da garantirgli la partecipazione ai momenti fondamentali della vita sociale, prova che deve essere ancor più rigorosa nel caso in cui si assuma che il rapporto occulto intervenga tra membri di una stessa famiglia.

(Tribunale di Padova, decreto 12 febbraio 2018)


La responsabilità degli amministratori non esecutivi di società

Spetta al soggetto il quale afferma la responsabilità allegare e provare, a fronte dell’inerzia dei consiglieri non delegati, l’esistenza di segnali d’allarme (anche impliciti nelle anomale condotte gestorie) che avrebbero dovuto indurli ad esigere un supplemento di informazioni o ad attivarsi in altro modo; assolto tale onere è, per contro, onere degli amministratori provare di avere tenuto la condotta attiva dovuta o la causa esterna, che abbia reso non percepibili quei segnali o impossibile qualsiasi condotta attiva mirante a scongiurare il danno.

(Cassazione Civile, 18 aprile 2018, n. 9546)


Cancellazione volontaria società dal registro delle imprese e crediti azionati

In caso di cancellazione volontaria di una società dal registro delle imprese, effettuata in pendenza di un giudizio introdotto dalla società medesima, si presume che quest'ultima abbia tacitamente rinunciato alla pretesa relativa al credito, ancorché incerto ed illiquido, per la cui determinazione il liquidatore non si sia attivato, preferendo concludere il procedimento estintivo della società; tale presunzione comporta che non si determini alcun fenomeno successorio nella pretesa sub iudice, sicché i soci della società estinta non sono legittimati ad intervenire nel relativo giudizio.

(Tribunale di Roma, 8 giugno 2018)


Difformità e vizi dell'opera

In tema di appalto, quand'anche le fessurazioni o crepe siano inidonee a mettere a rischio altri elementi strutturali e, quindi, impattino solo dal punto di vista estetico, e siano eliminabili con manutenzione anche meramente ordinaria, esse - in quanto incidenti sull'elemento pur accessorio del rivestimento (di norma, l'intonaco) - debbono essere qualificate in via astratta, ove non siano del tutto trascurabili, idonee a compromettere la funzionalità globale e la normale utilizzazione del bene e, quindi, a rappresentare grave vizio ex art. 1669 c.c..

(Cassazione Civile, 24 aprile 2018, n. 10048)


Convivenza e contributi volontari per la costruzione della casa

I contributi, in lavoro o in natura, prestati volontariamente da un partner per la realizzazione di una dimora comune e, dunque, non a fondo perduto e non a vantaggio esclusivo dell'altro, non sono sottratti all'operatività del principio della ripetizione dell'indebito.

(Cassazione Civile, 7 giugno 2018, n. 14732)