La risoluzione del contratto e la convenienza del richiedente
Per pronunciare la risoluzione del contratto ai sensi dell’art. 1453 Cod. Civ. il giudice non deve accertare altro che il contratto, l’inadempimento e se quest’ultimo sia grave avuto riguardo all'interesse della controparte. Sicché, ogniqualvolta questi elementi vengano accertati, la domanda di risoluzione dovrà essere necessariamente accolta, senza che il Giudice possa indagare oltre sulla convenienza o meno della domanda per i richiedenti.
(Cassazione Civile, 20 febbraio 2018, n. 4022)
L’onere della prova nel danno da perdita parentale
L'uccisione di una persona fa presumere da sola, ex art. 2727 c.c., una conseguente sofferenza morale in capo ai genitori, al coniuge, ai figli o ai fratelli della vittima, a nulla rilevando né che la vittima ed il superstite non con vivessero, né che fossero distanti (circostanze queste ultime le quali potranno essere valutate ai fini del quantum debeatur). Nei casi suddetti è pertanto onere del convenuto provare che vittime e superstiti fossero tra loro indifferenti o in odio, e che di conseguenza la morte della prima non abbia causato pregiudizi non patrimoniali di sorta al secondo.
(Cassazione civile, ordinanza 15 febbraio 2018, n. 3767)
Riforma della sentenza di fallimento ed inammissibilità del concordato
Se la sentenza dichiarativa di fallimento segue un provvedimento di inammissibilità della domanda di concordato preventivo, l'effetto devolutivo pieno che caratterizza il reclamo avverso la sentenza di fallimento riguarda anche la decisione sull'inammissibilità del concordato poiché è nell'interesse del proponente il concordato a veder esaminati i motivi che hanno sancito l’insuccesso del concordato preventivo. Pertanto, ove il debitore abbia impugnato la dichiarazione di fallimento, censurando la decisione del tribunale sulla sua mancata ammissione al concordato, il giudice del reclamo, adito ai sensi degli artt. 18 e 162 L.F., è tenuto a riesaminare tutte le questioni concernenti l’ammissibilità, sempre che non riguardino fatti venuti ad esistenza successivamente alla pronuncia del Tribunale.
(Cassazione Penale, 25 gennaio 2018, n. 1893)
Il fondo patrimoniale, il fallimento e il dovere morale
La costituzione di un fondo patrimoniale per i bisogno della famiglia non integra di per sé un dovere giuridico, ma configura un atto a titolo gratuito. Tale atto è suscettibile di essere dichiarato inefficace ai sensi dell’art. 64 l. fall., salvo che si dimostri l’esistenza in concreto una situazione tale da integrare, nella sua oggettività, gli estremi del dovere morale e il proposito del solvens di adempiere unicamente a quel dovere mediante l’atto in questione. Pertanto, il mero fatto dell’estensione del fondo patrimoniale anche all'appartamento adibito a residenza familiare non basta per provare la sussistenza delle suddette condizioni.
(Cassazione Civile, ordinanza 6 febbraio 2018, n. 2820)
Assegnazione della casa familiare concessa in comodato
Anche se l’immobile è stato concesso in comodato al figlio per motivi lavorativi e non per stabilirvi la residenza della famiglia, non rileva il cambio di destinazione e di uso dell’immobile assegnato al coniuge per esigenze del minore, in presenza di un’implicita accettazione del cambio da parte del comodante. Pertanto, anche nel caso in cui la casa coniugale sia posseduta a titolo diverso dalla proprietà del coniuge non assegnatario, se sono osservate le condizioni e se nell'immobile, prima della separazione o del divorzio, era stabilita la residenza familiare, l’assegnazione è opponibile ai proprietari e ai terzi.
(Cassazione Civile, ordinanza 12 febbraio 2018, n. 3302)
Sospensione necessaria del processo
La sospensione necessaria ex art. 295 C.p.C. del processo può essere disposta quando la decisione dipenda dall'esito di altra causa, la quale abbia portata pregiudiziale in senso stretto ovvero vincolante, con effetto di giudicato, nell'ambito della causa pregiudicata. Tale situazione si concretizza qualora la situazione sostanziale rappresenti il fatto costitutivo - o comunque fondante - di altra situazione sostanziale oggetto del diverso giudizio, con la conseguente necessità di garantire uniformità di giudicati essendo la decisione del processo principale idonea a definire, in tutto o in parte, il “thema decidendum” del processo pregiudicato.
(Cassazione Civile, ordinanza 12 febbraio 2018, n. 3299)
Interpretazione dell’atto di vendita di un terreno e accessione
La compravendita di un terreno su cui insistano delle costruzioni comporta, per il principio dell’accessione ex art. 934 Cod. Civ. in forza del quale l'opera esistente sopra o sotto il suolo appartiene al proprietario dello stesso, il trasferimento anche dei relativi immobili, ancorché non espressamente menzionati nell'atto. Non è pertanto necessaria un’opera interpretativa dell’atto per verificare l’intento delle parti, poiché le opere esistenti sopra o sotto il suolo verranno cedute automaticamente salvo che il venditore, contestualmente alla cessione, non costituisca su di essi un diritto di superficie a proprio favore o di terzi.
(Cassazione civile, ordinanza 24 gennaio 2018, n. 1750)
Risarciscono il danno i genitori del minore “maleducato”
I genitori, per superare la presunzione di colpa prevista dall'art. 2048 c.c., debbono fornire non la prova di non aver potuto impedire il fatto (atteso che si tratta di prova negativa), ma quella positiva di aver impartito al figlio una buona educazione e di aver esercitato su di lui una vigilanza adeguata, il tutto in conformità alle condizioni sociali, familiari, all'età, al carattere e all'indole del minore. L'inadeguatezza dell'educazione impartita e della vigilanza esercitata su un minore, fondamento della responsabilità dei genitori per il fatto illecito dal suddetto commesso, può essere desunta, in mancanza di prova contraria, dalle modalità dello stesso fatto illecito, che ben possono rivelare il grado di maturità e di educazione del minore, conseguenti al mancato adempimento dei doveri incombenti sui genitori, ai sensi dell'art. 147 cod. civ..
In sostanza, la gravità della condotta del minore è, di per sé, sintomo del mancato raggiungimento della prova liberatoria di cui all'ultimo comma della disposizione citata.
(Tribunale di Savona, 22 gennaio 2018, n. 79)
Alla Consulta il risarcimento del danno da lite temeraria
L’art. 96, comma 3, C.p.c. potrebbe comportare incertezza sull'entità della condanna adottabile in quanto non contempla limiti quantitativi minimi e massimi delle condanne irrogabili, pertanto potrebbe non rispettare il presupposto della prevedibilità, necessario perché sia ammissibile la componente afflittiva del risarcimento.
(Tribunale di Verona, ordinanza 23 gennaio 2018)
Valutazione prove ed esame del fatto storico
L’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sé, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie.
(Cassazione Civile, 22 febbraio 2018, n. 4278)