Inagibilità della camera d’albergo: legittima la sospensione del pagamento del cliente
Nel contratto di albergo, l’obbligo primario dell’albergatore consiste nel mettere e mantenere a disposizione del cliente una camera idonea all’uso pattuito. La totale inagibilità della camera, accertata a causa di infiltrazioni d’acqua, integra un inadempimento idoneo a legittimare l’eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. e la conseguente sospensione dell’obbligo di pagamento del corrispettivo da parte del cliente. Tuttavia, in coerenza con il sinallagma contrattuale, il giudice è tenuto ad accertare sia la gravità dell’inadempimento ai fini della risoluzione del contratto ex art. 1453 c.c., sia l’eventuale responsabilità risarcitoria dell’albergatore, non potendo l’eccezione di inadempimento essere utilizzata quale surrogato di una pronuncia sul diritto al risarcimento del danno.
(Cassazione Civile, ordinanza, 15 giugno 2026, n. 20023)
Danni da grandine e brecce nel tetto: il varco da deformazione rientra nella copertura assicurativa
In tema di assicurazione contro i danni da eventi atmosferici, la clausola che subordina l'indennizzabilità dei danni da acqua piovana penetrata all'interno del fabbricato alla presenza di "rotture, brecce o lesioni al tetto" non può essere interpretata nel senso di richiedere necessariamente un pregiudizio strutturale e permanente della copertura: il termine "breccia" include, nel suo significato lessicale, anche l'"apertura" o "varco" creati dall'evento, sicché rientra nella copertura assicurativa il danno derivante dall'acqua piovana che sia penetrata nel fabbricato per effetto della deformazione del tetto causata dalla violenza dell'evento atmosferico (nella specie: accumulo di grandine che ha provocato la flessione delle lastre di eternit e la formazione di interstizi).
(Cassazione Civile, ordinanza, 25 maggio 2026, n. 16138)
L’RCA Auto copre non solo il proprietario, ma tutti i soggetti responsabili della circolazione con il suo consenso
Nell’assicurazione RC auto, rientrante nel ramo danni, è assicurato non solo il proprietario/contraente, ma ogni soggetto tenuto a risarcire ai sensi dell’art. 2054 c.c. (conducente, usufruttuario, acquirente con riserva di proprietà, utilizzatore in leasing), purché la circolazione avvenga con il consenso del proprietario. Di conseguenza, anche il conducente non proprietario né contraente è parte del rapporto: beneficia della copertura, può agire in manleva contro l’assicuratore ed è soggetto all’eventuale rivalsa.
(Cassazione Civile, ordinanza, 9 aprile 2026, n. 8904)
Caparra confirmatoria eccessiva: quando scatta la nullità
Costituisce causa di nullità della clausola relativa alla caparra confirmatoria, la pattuizione di una caparra di importo pari o superiore all’ammontare della prestazione principale (di regola, il prezzo), poiché così viene snaturata la funzione tipica dell’istituto, che, per definizione, consiste in una frazione della prestazione principale destinata a essere imputata al pagamento, in caso di adempimento; la caparra confirmatoria versata può, al più, qualificarsi come pagamento anticipato integrale del prezzo e, ove eccedente, deve essere restituita.
(Cassazione Civile, 2 aprile 2026, n. 8217)
Mancata stipula del contratto definitivo: il promissario acquirente è tenuto al risarcimento per l’illegittima detenzione dell’immobile
La risoluzione del contratto preliminare produce effetti retroattivi e comporta l'obbligo di restituzione delle prestazioni ricevute secondo l'art. 2033 c.c. Il promissario acquirente, in caso di risoluzione, è tenuto alla restituzione del bene e alla corresponsione dei frutti percepiti o che avrebbe potuto percepire per l'anticipato godimento. Tali obblighi restitutori non hanno funzione risarcitoria ma sono conseguenza dell'efficacia retroattiva della risoluzione.
(Cassazione Civile, 24 ottobre 2025, n. 28229)
Non può essere venduta all’asta la casa familiare se alla base del debito c'è una clausola abusiva
L'articolo 6, paragrafo 1, e l'articolo 7, paragrafo 1, della direttiva n. 13/1993/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, letti alla luce degli articoli 7 e 47 della CDFUE, devono essere interpretati nel senso che rientra nel loro campo di applicazione un procedimento giudiziario nell'ambito del quale, da un lato, la società aggiudicataria di un bene immobile che costituisce l'abitazione familiare di un consumatore, venduta nel contesto dell'esecuzione forzata stragiudiziale di una garanzia ipotecaria concessa su tale bene da detto consumatore a favore di un creditore professionista, chiede lo sfratto di detto consumatore e, dall'altro, quest'ultimo contesta, con una domanda riconvenzionale, la legittimità del trasferimento di proprietà di detto bene a tale società aggiudicataria, effettuato nonostante un procedimento giurisdizionale, ancora pendente al momento di tale trasferimento, diretto alla sospensione dell'esecuzione di tale garanzia in ragione dell'esistenza di clausole abusive nel contratto all'origine di tale esecuzione, di cui detta società aggiudicataria è stata previamente informata dallo stesso consumatore. Ciò vale a condizione che siano sussistiti indizi concordanti, alla data di tale vendita, quanto al carattere potenzialmente abusivo di tali clausole e che il consumatore si sia avvalso dei rimedi giuridici di cui ragionevolmente poteva attendersi che un consumatore medio si avvalesse, al fine di ottenere un controllo giurisdizionale di dette clausole.
(Corte di Giustizia UE, grande sezione, 24 giugno 2025, n. 351)
La clausola risolutiva espressa inserita nel contratto e regolarmente sottoscritta non è vessatoria
La clausola risolutiva espressa non ha natura vessatoria, in quanto la facoltà di chiedere la risoluzione del contratto è connessa alla stessa posizione di parte contrattuale, ai sensi dell'articolo 1453 del Cc, per l'ipotesi dell'inadempimento della controparte, e tale clausola non fa che rafforzarla, risolvendosi in una anticipata valutazione dell'importanza di un determinato inadempimento (Nel caso di specie, relativo ad un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, il giudice adito ha ritenuto infondata l'eccezione di invalidità sollevata dall'opponente in relazione alla ritenuta applicabilità della clausola risolutiva espressa contenuta nel contratto di leasing oggetto di causa, in quanto, comunque, nonostante l'esclusione della sua natura vessatoria in conformità al richiamato principio, la stessa risultava, nella circostanza, specificatamente sottoscritta secondo le previsioni dettate dagli articoli 1341 e 1342 del C.c.).
(Tribunale di Milano, 17 giugno 2025, n.4924)
Se il cartellino indicante il prezzo del prodotto non è ben visibile va sanzionato il commerciante
Nei punti vendita al dettaglio il prezzo deve risultare non solo leggibile, ma anche facilmente visibile all'utente. La collocazione del cartellino all'interno del prodotto, o nel caso delle borse all'interno e chiuso da cerniera, non soddisfa i requisiti di trasparenza imposti dalla disciplina di settore. La «leggibilità» e «facile visibilità» sono concetti distinti ma inscindibili: la leggibilità richiede sempre la preventiva e agevole visibilità del prezzo, soprattutto nei casi in cui il prodotto sia esposto senza che il consumatore possa accedervi direttamente.
(Cassazione Civile, ordinanza, 3 giugno 2025, n. 14826)
La cessione dei calciatori è suscettibile di produrre plusvalenze ai fini Ires e Irap
Le cessioni dei contratti dei calciatori si inquadrano nello schema generale della cessione del contratto, in cui l’oggetto trasferito è il diritto all’utilizzo esclusivo della prestazione sportiva dell’atleta. Tale diritto costituisce un bene immateriale strumentale ammortizzabile, suscettibile, pertanto, di generare plusvalenze o minusvalenze rilevanti sia in materia contrattuale che tributaria.
(Cassazione Civile, 2 aprile 2025, n. 8724)
L’abbonamento allo stadio non conferisce al tifoso il diritto ad una tariffa agevolata per le partite
In tema di contratti di abbonamento allo spettacolo di partite calcistiche, il diritto dell’abbonato di fruire di una tariffa inferiore rispetto al costo medio dei singoli incontri non costituisce elemento naturale del contratto e, pertanto, per sussistere, tale diritto deve essere oggetto di una specifica ed espressa pattuizione, a nulla rilevando l’aspettativa del tifoso.
(Cassazione Civile, ordinanza, 21 marzo 2025, n. 7623)