Sull'interruzione del rapporto contrattuale di prestazione d'opera professionale

La clausola del contratto tra avvocato e cliente-consumatore che preveda la corresponsione integrale del compenso al professionista a prescindere da quanta attività stragiudiziale sia in concreto svolta e quindi anche in caso di interruzione anticipata del rapporto contrattuale non ha natura vessatoria ex art. 33 del Codice del Consumo in quanto non comporta un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto; il corrispettivo della prestazione, con riferimento all'entità e alle modalità di liquidazione, è da considerarsi come l'oggetto del contratto e non può pertanto fondare la valutazione del carattere vessatorio della clausola ai sensi dell'art. 34, punto 2, Codice del Consumo, quando è stato individuato in modo chiaro e conoscibile o ha costituito oggetto di trattativa tra le parti.

(Tribunale di Rovigo, 5 luglio 2019)


Decorso del termine di un anno ex art. 186, comma 3, L.F.

L’art. 186, comma 3, L.F., ove stabilisce che il ricorso per la risoluzione del concordato preventivo deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato, deve essere interpretato nel senso che ove il termine in questione non sia stato fissato in modo tassativo esso decorre dall'esaurimento delle operazioni di liquidazione che si compiono non soltanto con la vendita dei beni, ma anche con gli effettivi pagamenti. Detta interpretazione appare ancor più corretta se si consideri che il legislatore, all'art. 186 L.F., ha voluto utilizzare proprio la generica espressione “adempimento” e non già quella specifica di “pagamento”.

(Tribunale di Brescia, 16 marzo 2020)


Coronavirus e concordato preventivo: sulla sospensione del termine di cui all’art. 161, comma 6, L.F.

La pendenza della procedura concorsuale non integra di per sé il presupposto di cui all'art. 1 del decreto-legge 8 marzo 2020 n. 11 che sospende tutti i termini giudiziali fatta eccezione per quelli relativi ai procedimenti di cui all'art. 2, comma 2, lett. g) per i quali la ritardata trattazione può recare grave pregiudizio alle parti; ne consegue che, nella procedura di concordato preventivo, in assenza di ulteriori specifiche ragioni di urgenza che anche le parti coinvolte possono segnalare, deve ritenersi sospeso fino al 22 marzo 2020 il termine per il deposito della proposta, del piano e della documentazione di cui all'art. 161, comma 6, L.F..

(Tribunale di Padova, 13 marzo 2020)


Spostamenti dei genitori e disposizioni sul Covid-19

Le previsioni di cui all'art. 1, comma 1, Lettera a), del DPCM. 8 marzo 2020 n. 11 non sono preclusive dell'attuazione delle disposizioni di affido e collocamento dei minori, laddove consentono gli spostamenti finalizzati a rientri presso la "residenza o il domicilio", sicché alcuna "chiusura" di ambiti regionali può giustificare violazioni, in questo senso, di provvedimenti di separazione o divorzio vigenti. Si precisa poi che anche le FAQ diramate dalla Presidenza del CDM in data 10.3.2020 indicano al punto 13 che gli spostamenti per raggiungere i figli minori presso l'altro genitore o presso l'affidatario sono sempre consentiti, in ogni caso secondo le modalità previste dal giudice con i provvedimenti di separazione e divorzio.

(Tribunale di Milano, 11 marzo 2020)


Sulla fideiussione prestata dai soci illimitatamente responsabili

L'art. 184 secondo comma della L.F., ai sensi del quale il concordato della società, salvo patto contrario (da stipularsi con tutti i creditori e coevamente al concordato stesso), ha efficacia nei confronti dei soci illimitatamente responsabili, relativamente ai debiti sociali, opera anche quando, per tali debiti, i soci abbiano prestato fideiussione.

(Tribunale di Ferrara, 3 febbraio 2020, n. 50)


Sull’assoggettabilità al fallimento di una società cooperativa

Ai fini dell'assoggettabilità al fallimento di una società cooperativa, l'indagine circa la natura imprenditoriale della sua attività può essere concentrata in via esclusiva sui dati di bilancio, qualora dagli stessi emerga una sproporzione tra ricavi e costi di dimensioni tali da essere oggettivamente incompatibile con la prevalenza di uno scopo mutualistico.

(Cassazione Civile, 4 febbraio 2019, n. 3202)


Richiesta di sospensione dei termini di decorrenza del piano

Sussistono i presupposti di legge della sospensione della decorrenza del piano del consumatore, con istanza formulata nelle more della omologazione, dovendosi ritenere accoglibile l’istanza motivata sull'impossibilità sopravvenuta dell'esatto adempimento nei termini proposti (situazione collegata a messa in cassa interazione del consumatore proponente il piano per effetto della normativa contenuta nel c.d. decreto “Cura Italia).

(Tribunale di Napoli, 3 aprile 2020)


Il contratto di subappalto stipulato dall'appaltatore di un'opera pubblica è strutturalmente distinto dal contratto principale

Il contratto di subappalto stipulato dall'appaltatore di un'opera pubblica costituisce un contratto strutturalmente distinto da quello principale e, in quanto concluso tra soggetti entrambi privati, rimane sottoposto alla normativa del codice civile ed al contenuto negoziale che le parti hanno inteso conferirgli, con la conseguenza che ad esso non sono applicabili, se non attraverso eventuali richiami pattizi, le disposizioni d'impronta marcatamente pubblicistica tipiche dell'appalto di opere pubbliche.

(Cassazione Civile, ordinanza 17 marzo 2020, n. 7401)


Il condominio è un consumatore per la Cassazione e per la CGUE

Gli artt. 1 paragrafi 1 e 2 lett. b) Direttiva 93/13/CEE, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, devono essere interpretati nel senso che non ostano a una giurisprudenza nazionale che interpreti la normativa di recepimento della medesima direttiva nel diritto interno in modo che le norme a tutela dei consumatori che essa contiene siano applicabili anche a un contratto concluso con un professionista da un soggetto giuridico quale il condominio nell'ordinamento italiano, anche se un simile soggetto giuridico non rientra nell'ambito di applicazione della suddetta direttiva.

(Corte di Giustizia Europea, 2 aprile 2020, n. 329)


Lesioni subite dal minore al parco giochi

Il danneggiato deve preoccuparsi unicamente di dimostrare che il danno subito dal minore è derivato da quello scivolo e che tale scivolo presentava un difetto di manutenzione o che comunque aveva una condizione potenzialmente lesiva (che non è propria di uno scivolo). Il Comune deve provare la regolare manutenzione dello scivolo e offrire altresì la prova che il danno era evitabile dal danneggiato usando l'ordinaria diligenza (provando il mancato controllo del minore da parte dei genitori che in ogni caso potrebbe rilevare come concorso colposo ai sensi dell'art. 1227 cc e incidere sul quantum risarcitorio non andando a interrompere il nessi di causalità), ossia la prova che la cosa presentasse una insidia visibile ed evitabile dal danneggiato.

(Cassazione Civile, ordinanza 27 marzo 2020, n. 7578)