Locazioni commerciali: la cessazione dell’attività non giustifica il recesso anticipato
In tema di recesso dal contratto di locazione di immobili urbani adibiti ad uso commerciale, è sufficiente che il conduttore manifesti al locatore, con lettera raccomandata o altra modalità equipollente, il grave motivo per cui intende recedere, senza avere anche l'onere di spiegare le ragioni di fatto, di diritto o economiche su cui tale motivo è fondato, né di darne la prova, in quanto attività che devono essere svolte in caso di contestazione da parte del locatore. Trattandosi, però, di recesso "titolato", la comunicazione del conduttore non può prescindere dalla specificazione dei motivi, necessità, questa, che inerisce al perfezionamento stesso della dichiarazione di recesso, rispondendo anche alla finalità di consentire al locatore la precisa e tempestiva contestazione dei relativi motivi sul piano fattuale o della loro idoneità a legittimare il recesso medesimo (recedere "per cessazione dell'attività nei locali" sottende una motivazione che, non esternando la ragione giustificativa della cessazione, ne impedisce la riconduzione ad una ragione apprezzabile come idonea a determinare l'interruzione dell'impegno al rispetto del sinallagma).
(Cassazione Civile, ordinanza, 9 settembre 2022, n. 26618)
La comunicazione dei bilanci prescinde dalla necessità di una richiesta in tal senso avanzata dai soci
Secondo l'art. 2320, 3 comma, cod. civ., la comunicazione dei bilanci ai soci accomandanti – a prescindere dalle disposizioni dello statuto societario – costituisce un adempimento doveroso, come tale imposto all'amministratore e che prescinde dalla necessità di una richiesta in tal senso avanzata dai soci.
(Cassazione Civile, ordinanza, 5 settembre 2022, n. 26071)
Sui confini del risarcimento del danno in tema di consenso informato
I confini entro cui ci si deve muovere ai fini del risarcimento in tema di consenso informato sono i seguenti: a) nell'ipotesi di omessa o insufficiente informazione riguardante un intervento che non abbia cagionato danno alla salute del paziente e al quale è egli avrebbe comunque scelto di sottoporsi, nessun risarcimento sarà dovuto; b) nell'ipotesi di omissione o inadeguatezza informativa che non abbia cagionato danno alla salute del paziente ma che gli ha impedito tuttavia di accedere a più accurati attendibili accertamenti, il danno da lesione del diritto costituzionalmente tutelato all'autodeterminazione sarà risarcibile qualora il paziente alleghi che dalla omessa informazione siano comunque derivate conseguenze dannose, di natura non patrimoniale, in termini di sofferenza soggettiva e di contrazione della libertà di disporre di sé, in termini psichici e fisici.
(Cassazione Civile, 5 settembre 2022, n. 26104)
Infedeltà ed addebito della separazione
La dichiarazione di addebito implica la prova che l'irreversibile crisi coniugale sia ricollegabile esclusivamente al comportamento di uno o di entrambi i coniugi, consapevolmente e volontariamente contrario ai doveri nascenti dal matrimonio, ovverosia che sussista un nesso di causalità tra i comportamenti addebitati ed il determinarsi dell'intollerabilità dell'ulteriore convivenza. Tale principio trova applicazione anche in riferimento all'inosservanza dell'obbligo di fedeltà coniugale, di regola ritenuta idonea a giustificare l'addebito della separazione al coniuge fedifrago, salvo venga accertato che nel caso concreto l'infedeltà si sia manifestata in una situazione di deterioramento dei rapporti già in atto con una convivenza già ritenuta intollerabile dalle parti.
(Cassazione Civile, 2 settembre 2022, n. 25966)
Trasfusione di sangue infetto: dal risarcimento del danno va decurtato l’indennizzo ex Legge 210/1992
Nel giudizio promosso nei confronti del Ministero della Salute per il risarcimento del danno conseguente al contagio a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, l'indennizzo di cui alla L. n. 210/1992 può essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno quando sia stato effettivamente versato o, comunque, sia determinato nel suo preciso ammontare o determinabile in base a specifici dati della cui prova è onerata la parte che eccepisce il lucrum.
(Cassazione Civile, 1 settembre 2022, n. 25827)
Morte del congiunto: la sofferenza del familiare superstite non è in re ipsa ma si presume
Nel caso di morte di un prossimo congiunto (coniuge, genitore, figlio, fratello), è orientamento unanime di questa Corte che l'esistenza stessa del rapporto di parentela faccia presumere, secondo l'id quod plerumque accidit, la sofferenza del familiare superstite, giacché tale conseguenza è per comune esperienza e, di norma, connaturale all'essere umano; trattandosi di una praesumptio hominis sarà sempre possibile per il convenuto dedurre e provare l'esistenza di circostanze concrete dimostrative dell'assenza di un legame affettivo tra vittima e superstite (confermata la decisione della Corte d'Appello, secondo cui la presenza di un legame di parentela qualificato è elemento idoneo a fondare la presunzione, secondo l'id quod plerumque accidit, dell'esistenza del danno in capo ai familiari del defunto, che è cosa distinta dal riconoscere a quest'ultimi la risarcibilità del danno in re ipsa, per il sol fatto della sussistenza di un legame familiare).
(Cassazione Civile, 30 agosto 2022, n. 25541)
Se nonostante i tentativi di riparazione la moto è difettosa il contratto va risolto
Va dichiarato risolto il contratto di acquisto del motociclo che ha conservato i propri difetti nonostante diversi specifici interventi di riparazione cui è stato sottoposto dall’acquirente ed è quindi legittima la richiesta di restituzione del prezzo pagato avanzata dal compratore insoddisfatto (qualora la motocicletta sia conforme al contratto è consentito al compratore chiedere, in un primo momento, la sostituzione, ovvero la riparazione del bene, e solo ove ciò non sia possibile, ovvero sia manifestamente oneroso, egli è legittimato ad avvalersi dei cosiddetti rimedi secondari).
(Cassazione Civile, ordinanza, 26 agosto 2022, n. 25417)
Sulla ripartizione della pensione di reversibilità fra prima e seconda moglie
In caso di decesso dell'ex coniuge, la ripartizione della pensione di reversibilità tra il coniuge divorziato e il coniuge superstite deve essere effettuata ai sensi dell'art. 9, comma 3, l. n. 898/1970. Oltre al criterio legale della durata dei matrimoni, devono dunque essere ponderati ulteriori elementi, correlati alla finalità solidaristica dell'istituto ed individuati dalla giurisprudenza nell'entità dell'assegno riconosciuto al coniuge divorziato e nelle condizioni economiche di entrambi.
(Cassazione Civile, ordinanza, 25 agosto 2022, n. 25369)
Illegittima la multa all’autocarro che occupa la pubblica via per eseguire lavori in favore di una privata abitazione
Va esclusa la sanzione amministrativa per la ditta che sta effettuando la ristrutturazione di un immobile e che sulla strada utilizza un autocarro, dotato di sollevatore e di cassone, per caricare il materiale di risulta dei lavori, atteso che in istruttoria è emerso che la ditta non depositava materiali sulle aree destinate alla circolazione o alla sosta ed è stato altresì escluso lo svolgimento di lavori sulla medesima sede stradale; questi, infatti, erano eseguiti all'interno dell'abitazione e solo l'automezzo della ditta era posizionato sulla strada ma questo non poteva assimilarsi ad un cantiere o ad un deposito materiale.
(Cassazione Civile, 9 agosto 2022, n. 24508)
Prestito concesso dai coniugi in comunione dei beni: la restituzione ad uno estingue il debito
In tema di comunione legale deve ritenersi che in caso di prestito concesso congiuntamente da due coniugi in regime patrimoniale di comunione legale con denaro della comunione, il debitore che restituisca l'intero importo ad uno solo dei coniugi è liberato, per la prevalenza delle regole della comunione legale sul principio della parziarietà delle obbligazioni solidali dal lato attivo. Dunque, dalla erogazione di un prestito con denaro appartenente alla comunione legale tra i coniugi sorge un diritto alla restituzione che non è in favore dei singoli coniugi, bensì della comunione legale.
(Cassazione Civile, 1 agosto 2022, n. 23292)