La rimodulazione del contratto originario non sana l’invalidità del contratto quadro
In tema di contratto di interest rate swap concluso senza accordo quadro redatto per iscritto con un intermediario, il quale in seguito sia stato incorporato in altra società intermediaria, già legata al medesimo investitore da un valido contratto quadro, la c.d. rimodulazione del contratto originario di swap – mediante il recesso anticipato dell’investitore e la contestuale conclusione di un nuovo contratto direttamente con l’intermediario incorporante - comporta che il requisito della forma scritta del contratto quadro ex art. 23 t.u.f. sussista solo con riguardo alla nuova operazione, lasciando permanere l’invalidità della prima per difetto di tale requisito.
(Cassazione Civile, 6 settembre 2021, n. 24015)
Via libera all’ordine di esibizione degli estratti conto solo dopo l’inutile richiesta alla banca
l diritto spettante al cliente, a colui che gli succede a qualunque titolo o che subentra nell'amministrazione dei suoi beni, ad ottenere, a proprie spese, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni, ivi compresi gli estratti conto, sancito dall'art. 119, comma 4, d.lgs. n. 385/1993, recante il testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, può essere esercitato in sede giudiziale attraverso l'istanza di cui all'articolo 210 c.p.c., in concorso dei presupposti previsti da tale disposizione, a condizione che detta documentazione sia stata “precedentemente richiesta” alla banca, che senza giustificazione non vi abbia ottemperato; la stessa documentazione non può essere acquisita in sede di consulenza tecnica d'ufficio contabile, ove essa abbia ad oggetto fatti e situazioni che, essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti, debbano necessariamente essere provati dalle stesse.
(Cassazione Civile, 13 settembre 2021, n. 24641)
Responsabilità per omessa vigilanza dell'Ente Pubblico
La responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia prescinde dall’accertamento del carattere colposo dell’attività o dal comportamento del custode e ha natura oggettiva, necessitando per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra cosa ed evento. La Pubblica Amministrazione, per liberarsi dall’obbligo risarcitorio, deve provare l’esistenza di un fattore idoneo ad interrompere il nesso causale; inoltre, per ottenere l’esonero dalla responsabilità, il custode deve provare che il fatto abbia i requisiti dell’autonomia, dell’eccezionalità, dell’imprevedibilità e dell’inevitabilità e che sia, quindi, idoneo a produrre l’evento, escludendo fattori causali concorrenti.
(Tribunale di Napoli, 22 luglio 2021, n. 6775)
Installazione di videocamere e pregiudizio (effettivo) alla riservatezza
Ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale per violazione del diritto alla riservatezza - conseguente all’installazione di videocamere -, è necessario che l'offesa sia grave, ossia che il diritto sia inciso oltre una soglia minima, cagionando un pregiudizio effettivo. Occorre cioè una certa soglia di offensività, che renda il pregiudizio tanto serio da essere meritevole di tutela. Per valutare il livello della gravità della lesione e della serietà del danno deve procedersi ad un giudizio di bilanciamento tra il principio di solidarietà verso la vittima e quello della tolleranza, con la conseguenza che il risarcimento del danno non patrimoniale è dovuto solo laddove sia superato il pregiudizio di tollerabilità e il pregiudizio non sia futile.
(Tribunale di Palermo, 16 marzo 2021, n. 912)
L’onere di dimostrare la conoscenza effettiva dello stato di insolvenza può essere assolto tramite presunzioni semplici
La procedura concorsuale, ove solleciti la declaratoria di inefficacia di un atto ai sensi della L.F., art. 67, comma 2, deve fornire la prova della sussistenza del presupposto soggettivo della conoscenza dello stato di insolvenza in capo all'accipiens, conoscenza che deve essere effettiva e non meramente potenziale. La prova può essere fornita in via diretta tramite la confessione del convenuto o tramite la prova che l'accipiens sia stato informato, dal solvens o aliunde, dello stato di insolvenza; oppure in via presuntiva offrendo elementi indiziari gravi, precisi e concordanti che in applicazione del disposto degli artt. 2727 e 2729 c.c., conducano il giudice a ritenere che il terzo, facendo uso della sua normale prudenza e avvedutezza - rapportata anche alle sue qualità personali e professionali, nonché alle condizioni in cui egli si è trovato concretamente ad operare - non possa non aver percepito i sintomi rivelatori dello stato di decozione del debitore (nella specie, la Corte ha sottolineato che rilevano senz'altro le notizie di stampa tenendo debitamente in considerazione le caratteristiche delle stesse, il numero e la tiratura nazionale delle medesime; il tutto anche in rapporto alle caratteristiche e qualifiche specifiche e concrete dell'accipiens stesso).
(Cassazione Civile, 31 agosto 2021, n. 23650)
Sul diritto del nato da parto anonimo ad accedere ad alcune informazioni sulle proprie origini
Il diritto a conoscere l’identità della madre deve essere contemperato con la persistenza della volontà di questa di rimanere anonima e deve essere esercitato secondo modalità che ne proteggano la dignità, tenendo dunque in considerazione la salute della donna e la sua condizione personale e familiare (nella fattispecie, è stata così confermata la sentenza di merito che aveva escluso il diritto del figlio a conoscere l’identità della propria madre, in quanto la donna era in età molto avanzata e versava in gravi condizioni di salute anche psichica); dall’altro lato, ha precisato che tale diritto va tenuto distinto da quello ad accedere alle informazioni sanitarie sulla salute della madre, al fine di accertare la sussistenza di eventuali malattie ereditarie trasmissibili, che può essere esercitato indipendentemente dalla volontà della donna e anche prima della sua morte, purché ne sia garantito l’anonimato “erga omnes”, anche dunque nei confronti del figlio.
(Cassazione Civile, 9 agosto 2021, n. 22497)
La costruzione realizzata in costanza di matrimonio da uno dei coniugi sul suo fondo
In tema di separazione tra coniugi, nel caso di costruzione di un immobile in comunione legale su suolo di esclusiva proprietà di uno di due, al coniuge non proprietario, che abbia contribuito all'onere della costruzione spetta, previo assolvimento dell'onere della prova di aver fornito il proprio sostegno economico, il diritto di ripetere nei confronti dell'altro coniuge le somme spese a tal fine.
(Cassazione Civile, ordinanza, 3 agosto 2021, n. 22193)
La regia di un’opera lirica è opera dell’ingegno
La regia, invero, quale "reggenza" o "direzione", per definizione "tiene insieme" l'intero spettacolo: sia esso cinematografico, teatrale o lirico, si tratta della decisione ultima su tutte le componenti che contribuiscono al risultato definitivo, dall'a scenografia ai costumi, dal ritmo ai movimenti sul palco, dai toni alle pause, dai colori alle luci. Come tale essa è suscettibile del più alto contenuto creativo, secondo la fattispecie normativa del diritto d’autore.
(Cassazione Civile, ordinanza 18 giugno 2021 n. 17565)
Indipendenza economica ed assegno divorzile
Se moglie e marito sono stati indipendenti, da un punto di vista economico, anche a matrimonio in corso, allora non è ipotizzabile il riconoscimento dell'assegno divorzile a corredo della chiusura definitiva del legame coniugale.
(Cassazione Civile, ordinanza, 4 agosto, n. 22241)
Esclusa la prededucibilità del credito dell’avvocato per l’attività a favore della società ma contro il concordato
In tema di prededuzione in sede fallimentare, l’art. 111, comma 2, l. fall. considera prededucibili i crediti sorti in occasione o in funzione delle procedure concorsuali individuandoli dunque sulla base di un doppio criterio, cronologico e teleologico. Ciò posto, non è comunque sufficiente che un credito sorga durante la pendenza della procedura concorsuale, dovendo il professionista fornire la prova di adeguatezza finalistica dell’attività espletata rispetto ai compiti della procedura.
(Cassazione Civile, ordinanza, 10 agosto, n. 22604)