Sulla diffusione a mezzo social di insulti e denigrazioni ai danni del coniuge

Le condotte aggressive, le minacce, gli insulti e le denigrazioni, compiuti anche attraverso social network, da un coniuge nei confronti dell’altro, costituiscono causa della crisi coniugale e dell’intollerabilità della convivenza, tali da legittimare l’addebito della separazione.

(Tribunale di Como, 8 marzo 2021, n. 266)


Il padre disattento è responsabile per la caduta della figlia in piscina

Nella controversia relativa al risarcimento dei danni patiti dalla figlia minore a seguito di una caduta avvenuta in uno scivolo d'acqua all'interno di un complesso sportivo, il fatto di accompagnare contemporaneamente tre figli minori, tutti bisognosi di controllo, in una struttura solo parzialmente custodita e potenzialmente fonte di pericolo non può essere un elemento che sgrava il genitore di ogni responsabilità; anzi, al contrario, conferma la sussistenza di una sua colpevolezza.

(Cassazione Civile, ordinanza, 18 maggio 2021, n. 13503)


Decorrenza delle dimissioni dalla carica di amministratore

In caso di dimissioni dalla carica di amministratore, il dimissionario non può essere ritenuto responsabile di fatti o illeciti commessi in epoca successiva alle sue dimissioni, anche nel caso in cui la cessazione dalla carica di amministratore non sia stata iscritta nel Registro delle Imprese. Non è quindi configurabile nei confronti dell’amministratore dimissionario una estensione di responsabilità per comportamenti compiuti da altri amministratori in epoca successiva alle dimissioni e nessuna rilevanza assume sul punto l’iscrizione nel Registro delle Imprese della cessazione della carica di amministratore, adempimento peraltro che l’art. 2385, comma 3, c.c. pone a carico del collegio sindacale e che non potrebbe quindi essere compiuto dal dimissionario, ormai estraneo alla società.

(Cassazione Civile, ordinanza, 17 maggio 2021, n. 13221)


Sull’amministratore condominiale nominato dal Tribunale

Il mandato dell’amministratore di Condominio è diverso se nominato dall’assemblea o se di natura giudiziaria: nel primo caso ha durata di due anni, mentre nel secondo il rapporto è finalizzato al mero compimento dell’atto non compiuto e necessario per la gestione dello stabile. Superato l’impasse che aveva paralizzato l’attività del palazzo, il mandato dell’amministratore condominiale può cessare.

(Cassazione Civile, 5 maggio 2021 n. 11717)


Costituzione di una nuova famiglia di fatto e assegno di divorzio

L'instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell'assegno divorzile a carico dell'altro coniuge.

(Cassazione Civile, ordinanza 10 maggio 2021, n. 12335)


Sulla natura della responsabilità dell'amministratore

A fronte di disponibilità patrimoniali pacificamente fuoriuscite dall'attivo della società, questa, nell'agire per il risarcimento del danno nei confronti dell'amministratore, può dunque limitarsi ad allegare l'inadempimento, consistente nella distrazione delle dette risorse, mentre compete allo stesso amministratore la prova del suo adempimento, consistente nella destinazione delle attività patrimoniali all'estinzione di debiti sociali (come quelli eventi ad oggetto gli utili di esercizio e i compensi spettantigli) o il loro impiego per lo svolgimento dell'attività sociale, in conformità della disciplina normativa.

(Cassazione Civile, ordinanza 12 maggio 2021, n. 12567)


Responsabilità da “bugiardino” della casa farmaceutica

La nozione di prodotto difettoso, ex art. 117 del Codice del Consumo, non riguarda ogni prodotto genericamente insicuro, ma, piuttosto, quello che non raggiunga lo standard di sicurezza che il consumatore può legittimamente attendersi, in relazione ad una pluralità di elementi, quali le modalità con cui è stato messo in circolazione, la sua presentazione, le sue caratteristiche estrinseche, le istruzioni o avvertenze fornite dal produttore ai consumatori e l'uso cui lo stesso è destinato. Il concetto di sicurezza del prodotto, pertanto, è strettamente connesso all'assenza o carenza di istruzioni ed è differente da quello di vizio del prodotto, di cui all'art. 1490 c.c., che può invece coincidere anche con un'imperfezione, che non ne determini la pericolosità per il consumatore (fattispecie relativa alla responsabilità del produttore per i danni cagionati da un prodotto farmaceutico difettoso).

(Cassazione Civile, 10 maggio 2021, n. 12225)


Sull’inadempimento dell’advisor

La redazione di un piano di concordato preventivo affetto da mancanze afferenti ad aspetti basilari della procedura tali da comportare vizi di così grave portata da rendere il piano concordatario palesemente inidoneo a perseguire la causa concreta attribuitagli dal legislatore (e cioè il superamento della crisi dell’impresa realizzato attraverso il soddisfacimento, seppur minimale, dei creditori secondo le modalità ed i tempi appositamente previsti), comporta per l’advisor che lo ha ideato ed elaborato, la responsabilità per grave inadempimento della prestazione professionale assunta e la conseguente necessità di risarcire il danno patito dalla società in crisi in conseguenza di tale condotta, costituito, nella specie, dall’ammontare delle somme inutilmente versate al professionista.

(Tribunale di Padova, 9 marzo 2021, est. Dott. Marzella)


Il proprietario di vani terranei di un edificio in condominio non può eseguire modificazioni che alterino la destinazione d’uso del bene

Il proprietario di vani terranei di un edificio in un Condominio non può eseguire modificazioni della pavimentazione e dell'accesso al proprio locale per consentire l'attraversamento con autovetture, ove da tale utilizzazione della cosa comune risulti alterata la destinazione e sia impedito agli altri condomini di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

(Cassazione Civile, ordinanza, 6 maggio 2021, n. 11870)


Sull’obbligo di conservazione dell’integrità del patrimonio sociale

La responsabilità dell’amministratore di società a responsabilità limitata che abbia interamente perso il capitale sociale non sorge automaticamente dalla mera prosecuzione dell’attività d’impresa, consentita entro i limiti di cui all’art. 2486 c.c., bensì consegue alla gestione in chiave non conservativa della società, riconducibile all’assunzione di nuovi impegni e obbligazioni.

(Tribunale di Napoli, sez. Impresa, 8 marzo 2021)