Non tutti i muri presenti in un condominio sono parti comuni dell’edificio

Un muro di recinzione e delimitazione di un giardino di proprietà esclusiva, pur inserito in un complesso condominiale, non può di per se ritenersi incluso tra le parti comuni (art 1117 c.c.), atteso che tale bene, per sua natura destinato a svolgere funzione di contenimento di quel giardino, può essere compreso tra le cose condominiali solo ove ne risulti obiettivamente la diversa destinazione al necessario uso comune, ovvero ove sussista un titolo negoziale in tal senso.

(Tribunale di Genova, 6 giugno 2020, n. 840)


Responsabilità dell’avvocato per la prescrizione dei diritti del cliente

In applicazione dei principi dettati dall'art. 2236 c.c. e art. 1176 c.c., comma 2, l'avvocato deve considerarsi responsabile verso il suo cliente in caso di incuria e di ignoranza di disposizioni di legge e in genere nei casi in cui per negligenza od imperizia compromette il buon esito del giudizio, mentre nei casi di interpretazione di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, deve ritenersi esclusa la responsabilità dell'avvocato medesimo nei confronti del suo cliente a meno di dolo o colpa grave (ipotesi di responsabilità dell'avvocato per aver fatto maturare la prescrizione dell'azione cambiaria con rifermento a diversi titoli per la quale un suo cliente gli aveva conferito mandato).

(Cassazione Civile, 6 luglio 2020, n. 13875)


Sulla responsabilità dei sindaci di società di capitali

I sindaci sono responsabili delle violazioni contestate agli amministratori che rivestono una evidenza ed eclatanza (come il mancato pagamento dei tributi e l’assunzione di passività altrui, cioè di altre società del gruppo) tale da essere di necessità conosciute specificamente dal presidente del collegio, che rivestiva anche (in modo incompatibile) il ruolo di consulente e commercialista della società fallita.

(Cassazione Civile, 18 giugno 2020, n. 11884)


Sul danno subito dall'alunno nel corso della ricreazione

Nel caso di danno subito dall'alunno va esclusa la responsabilità degli insegnanti e dell'Istituto allorché sia emersa l'assoluta repentinità e imprevedibilità dell'evento nonché l'insussistenza di una condotta negligente delle insegnanti e della mancata adozione di misure idonee preventive di tipo organizzativo o disciplinare (nella specie, l'alunno infortunato si era abbassato per raccogliere una penna quando, all'improvviso, un compagno di classe, inciampando, gli era finito addosso, facendogli battere il volto sul pavimento e causandogli la frattura di tre denti).

(Cassazione Civile, 24 giugno 2020, n. 12410)


S.a.S. ed obbligazioni tributarie

In tema di società in accomandita semplice, la norma gius-civilistica contemplata dall'art. 2313 c.c., nel prevedere che i soci accomandanti rispondono per le obbligazioni sociali limitatamente alla quota conferita, vale anche per le obbligazioni di natura tributaria, e, segnatamente, per quelle relative all'IVA e all’Irap dovute dalla società medesima.

(Cassazione Civile, sez. tributaria, 2 maggio 2020, n. 9429)


Motivi che giustificano la rimessione in termini

La rimessione in termini è possibile solo a condizione che la tardività della impugnazione sia dipesa da un fatto oggettivo ed incolpevole del quale la parte deve offrire puntuale e rigorosa dimostrazione mentre nella fattispecie la parte ricorrente ha solo dichiarato di aver avuto conoscenza del provvedimento tardivamente. A tal riguardo non appare in effetti integrare l'errore incolpevole e giustificabile la circostanza meramente allegata del difetto di comunicazione tra l'assistito ed il suo avvocato.

(Cassazione Civile, 27 maggio 2020, n. 9945)


L’erede ha diritto di conoscere il nominativo del beneficiario di polizze vita

L’erede che abbia necessità di agire in giudizio con l’azione di riduzione prevista dagli artt. 533 e seguenti c.c. o per la collazione ha diritto di ottenere dalla compagnia di assicurazioni il nominativo del beneficiario di polizza vite stipulate dal de cuius; tale diritto è riconosciuto dall'art. 6 par. 1 lett f del Regolamento UE 2016/679, il quale stabilisce la prevalenza del diritto di difesa rispetto a quello della riservatezza dei dati personali.

(Tribunale di Treviso, 27 febbraio 2020)


La morte di una persona può costituire un danno non patrimoniale per chi le sopravvive, e non per chi viene a mancare

Non è risarcibile nel nostro ordinamento il danno "da perdita della vita", poiché non è sostenibile che un diritto sorga nello stesso momento in cui si estingua chi dovrebbe esserne titolare.

(Cassazione Civile, 1 luglio 2020, n. 13261)


Limiti all'ammissione del credito del professionista in prededuzione

La prededucibilità del credito del professionista che ha assistito l'impresa nell'accesso alla procedura concordataria elaborando piano e proposta può essere esclusa ove detta ammissione sia stata successivamente revocata per atti in frode dei quali il professionista stesso sia stato a conoscenza. Nello specifico il mancato versamento della somma necessaria per le spese di procedura ex art. 163, comma 2, n. 4, L.F. può essere equiparata ad atto in frode, ma può travolgere la prededucibilità del credito del professionista solo ove sia stata inequivocabilmente accertata la partecipatio fraudis di quest'ultimo all'atto fraudolento del debitore.

(Cassazione Civile, 2 luglio 2020, n. 13596)


Parziale e temporanea impossibilità della prestazione per causa COVID-19

L’art. 91, comma 1, del decreto c.d. Cura Italia del 17 marzo 2020, nella parte in cui prevede una “esclusione di responsabilità del debitore” incide sull'obbligo del debitore inadempiente di risarcire il danno causato dal tardivo o mancato adempimento, ma non lo libera dai propri obblighi contrattuali. Nell'ambito di un rapporto di locazione, la citata norma non consente dunque di incidere sull'obbligazione di pagamento del canone nell'ipotesi in cui il conduttore sia stato costretto a sospendere l’attività d’impresa, soluzione che può invece essere reperita nel combinato disposto degli artt. 1256 c.c. e 1464 c.c.. In tal caso ricorre difatti una ipotesi di impossibilità della prestazione della parte affittante che si caratterizza per essere: a) parziale, laddove la prestazione del locatore è divenuta impossibile quanto all'obbligo di consentire all'affittuario l’esercizio del diritto a svolgere l’attività, ma è rimasta possibile quanto alla concessione del diritto di fruire dei locali per altri usi; b) temporanea perché l’inutilizzabilità del ramo di azienda affittato per la vendita al dettaglio è stata limitata per il periodo durante il quale le autorità hanno impedito lo svolgimento dell’attività per far fronte all'emergenza COVID-19.

(Tribunale di Roma, 29 maggio 2020)