Preventiva informazione circa la possibilità di risolvere la lite in mediazione

È annullabile il contratto di incarico professionale stipulato tra cliente ed avvocato, nonostante il difensore - che aveva omesso di assolvere l'obbligo informativo di cui all'art. 4, comma 3, d.lg. n. 28/2010 in materia di mediazione - abbia richiesto la corresponsione del proprio compenso solo in virtù della redazione di una semplice bozza di atto giudiziale mai più depositato.

(Cassazione Civile, 5 dicembre 2019, n. 31852)


Destinazione dei fondi rischi

Nel concordato in continuità il debitore è sì tenuto, per ragioni di elementare prudenza, ad indicare fondi rischi in caso di sopravvenienza di passività, ma non è certamente tenuto a destinare i fondi eventualmente non utilizzati al pagamento dei creditori in misura eccedente alla proposta concordataria.

(Tribunale di Aosta, 22 ottobre 2019)


Prova della sussistenza del contratto sociale

Al fine della dichiarazione di fallimento di una società di fatto, la sussistenza del contratto sociale può risultare, oltre che da prove dirette specificamente riguardanti i suoi requisiti (affectio societatis, costituzione di un fondo comune, partecipazione agli utili ed alle perdite), pure da manifestazioni esteriori della attività del gruppo, quando, per la loro sintomaticità e concludenza, evidenzino l'esistenza della società anche nei rapporti interni; sì che, finanziamenti e fideiussioni in favore dell'imprenditore, se non sono di per sé idonei ad evidenziare il rapporto sociale, fra quest'ultimo ed il finanziatore o garante, specie se giustificabili in relazione a vincoli di coniugio o parentela, possono costituire, pure in tal caso, indici rivelatori del rapporto stesso, qualora, alla stregua della loro sistematicità e di ogni altra circostanza del caso concreto, siano ricollegabili ad una costante opera di sostegno dell'attività dell'impresa, qualificabile come collaborazione del socio al raggiungimento degli scopi sociali..

(Cassazione Civile, 28 ottobre 2019, n. 27541)


Notifica a mezzo PEC del ricorso per dichiarazione di fallimento alla società cancellata dal Registro Imprese

E’ valida la notificazione effettuata all’indirizzo PEC della società fallita e cancellata dal registro delle imprese. Infatti, la disattivazione dell’indirizzo PEC non costituisce un effetto automatico della cancellazione dell’impresa dal sopradetto registro, ma è conseguenza di un’espressa richiesta di chiusura del contratto rivolta al gestore della casella PEC.

(Cassazione Civile, ordinanza 27 novembre 2019, n. 31052)


Sulla domanda di nullità del preliminare per mancanza della garanzia fideiussoria

La proposizione della domanda di nullità del contratto preliminare per mancanza della garanzia accessoria di cui all’art. 2 d.lgs. n. 122/2005, una volta che sia stata rilasciata la garanzia medesima successivamente alla stipula del contratto, «e senza che nelle more si sia manifestata l’insolvenza del promittente venditore ovvero che risulti altrimenti pregiudicato l’interesse del promissario acquirente alla cui tutela è preposta la nullità di protezione prevista dalla norma in esame», costituisce abuso di diritto e non può pertanto essere accolta.

(Cassazione Civile, 22 novembre 2019 n. 30555)


Onere della prova per l’Amministrazione convenuta in opposizione

L’Amministrazione convenuta nel giudizio di opposizione ad ingiunzione ex art. 3, R.D. n. 639 del 1910, ai fini dell'accertamento di un credito riconducibile ai rapporti obbligatori di diritto privato, assume la posizione sostanziale di attrice, sicché, ai sensi dell'art. 2697 c.c., è tenuta a fornire la prova dei fatti costitutivi della propria pretesa. Grava, invece, a carico della parte opponente l'onere di provare la loro inefficacia, ovvero l'esistenza di cause modificative o estintive degli stessi.

(Tribunale di Milano, 6 settembre 2019)


Decorrenza termini prescrizione nel contratto di conto corrente

Il conto corrente è un rapporto unitario che, sebbene trovi esecuzione frazionata in una molteplicità di operazioni, il termine prescrizionale per la ripetizione di indebiti decorre dalla sua chiusura.

(Tribunale di Milano, 20 settembre 2019)


Compravendita, condizione e tassazione

La compravendita relativa ad un terreno la cui efficacia sia sottoposta alla condizione sospensiva che entro una determinata data venga concluso con un terzo conduttore, non identificato, un contratto di locazione in relazione agli immobili da costruire su quel fondo, è soggetta all'imposta di registro in misura fissa, con conseguente illegittimità dell'avviso di rettifica e liquidazione recante l'applicazione dell'imposta di registro in misura proporzionale sul presupposto che la condizione apposta al negozio abbia meramente potestativa. È, invero, tale la condizione consistente in un fatto volontario il cui compimento o la cui omissione non dipende da seri o apprezzabili motivi, ma dal mero arbitrio della parte, svincolata da qualsiasi razionale valutazione di opportunità e convenienza, così da manifestare l'assenza di una seria volontà della parte di ritenersi vincolata dal contratto. Di talché non può considerarsi dipendente dalla mera volontà dell'acquirente una condizione il cui avverarsi è rimesso alla volontà di un terzo (nella specie nella sua qualità di potenziale conduttore), con la conseguenza che in tal caso deve ritenersi corretta l'applicazione dell'art. 27, comma 1, D.P.R. n. 131 del 1986 e, quindi, della tassazione in misura fissa ivi prevista.

(Cassazione Civile, 20 novembre 2019, n. 30143)


Perfezionamento del contratto e diritto del mediatore alla provvigione

Al fine di riconoscere al mediatore il diritto alla provvigione, l’affare deve ritenersi concluso quando, tra le parti poste in relazione dal mediatore medesimo, si sia costituito un vincolo giuridico che abiliti ciascuna di esse ad agire per la esecuzione specifica del negozio, nelle forme di cui all’art. 2932 c.c., ovvero per il risarcimento del danno derivante dal mancato conseguimento del risultato utile del negozio programmato. Va, invece, escluso il diritto alla provvigione qualora tra le parti non sia stato concluso un affare in senso economico-giuridico, ma si sia soltanto costituito un vincolo idoneo a regolare le successive articolazioni del procedimento formativo dell’affare, come nel caso in cui sia stato stipulato un patto di opzione, idoneo a vincolare una parte soltanto, ovvero un cd. preliminare di preliminare, costituente un contratto ad effetti esclusivamente obbligatori non assistito dall’esecuzione in forma specifica ex art. 2932 c.c. Detto contratto, invero, in caso di inadempimento, pur essendo di per se stesso valido ed efficace e non nullo per difetto di causa, ove sia configurabile un interesse delle parti meritevole di tutela alla formazione progressiva del contratto fondata sulla differenziazione dei contenuti negoziali delle varie fasi in cui si articola il procedimento formativo, non legittima tuttavia la parte non inadempiente ad esercitare gli strumenti di tutela finalizzati a realizzare, in forma specifica o per equivalente, l’oggetto finale del progetto negoziale abortito, ma soltanto ad invocare la responsabilità contrattuale della parte inadempiente per il risarcimento dell’autonomo danno derivante dalla violazione, contraria a buona fede, della specifica obbligazione endo-procedimentale contenuta nell’accordo interlocutorio.

(Cassazione Civile, 19 novembre 2019, n. 30083)

L’attrice chiamava in Tribunale la convenuta per sentirla condannare al pagamento di una somma di denaro a titolo di provvigione per l’attività di mediazione svolta in relazione all’acquisto di un immobile.
Per il Tribunale non poteva essere accolta la pretesa dell’attrice perché la convenuta era intervenuta nella trattativa negoziale solo in un secondo momento e quindi non era obbligata a versare la provvigione. La Corte d’Appello, rigettando la decisione di prime cure, condannava l’appellata al pagamento della somma. Quest’ultima, pertanto, avverso la pronuncia di secondo grado proponeva ricorso per cassazione denunciando violazione di legge per non aver la Corte territoriale tenuto conto che la provvigione poteva essere riconosciuta solo in favore dei soggetti regolarmente iscritti all’albo dei mediatori. E poiché, nel caso in esame, la ricorrente affermava di aver avuto rapporti solo con una collaboratrice della mediatrice immobiliare, la domanda avrebbe dovuto essere respinta, in quanto la mediatrice stessa non aveva provato che la sua collaboratrice avesse tale requisito.

Per i Giudici di legittimità tale censura non risulta fondata.
Innanzitutto il diritto alla provvigione consegue non alla conclusione del mediatore del negozio giuridico, ma dell’affare, che deve ritenersi concluso quando, tra le parti poste in relazione al mediatore, si sia costituito un vincolo giuridico che abiliti esse ad agire per l’esecuzione del negozio o per il risarcimento del danno derivante dal mancato conseguimento del risultato del negozio.
Va invece escluso il diritto alla provvigione se tra le parti non sia stato concluso un affare in senso economico-giuridico, ma si sia solo costituito un vincolo idoneo a regolare le successive articolazioni del processo formativo dell’affare, come nell’ipotesi in cui si sia stipulato un patto d’opzione, idoneo a vincolare una sola parte, oppure un cosiddetto contratto “preliminare di preliminare” che legittima la parte adempiente soltanto ad invocare la responsabilità contrattuale della parte inadempiente per il risarcimento del danno.


Le spese di ordinaria manutenzione sono di regola a carico del locatore

È nulla la clausola che obbliga l'inquilino a fine locazione ad eliminare le conseguenze del deterioramento dovuto all'uso normale dell'immobile, nella specie ponendo a suo carico la spesa per la tinteggiatura delle pareti, perché trattasi di attività rientrante nell'ordinaria manutenzione a carico del proprietario ai sensi dell'art 1576 c.c..

(Cassazione Civile, 13 novembre 2019 n. 29329)