Disabile cade dal pulmino: sono responsabili l’Ausl e la Cooperativa

La condizione giuridica dell'interdetto è modellata su quella del minore, sebbene la minore età e la malattia mentale non siano situazioni equiparabili dal punto di vista naturalistico: nello specifico, deve riconoscersi che la giurisprudenza formatasi in merito al trasporto degli alunni delle scuole muove da una considerazione comune a quella delle persone con disabilità, data dal fatto che anche gli alunni sono considerati privi della sufficiente capacità di autodisciplina per età, inesperienza e naturale esuberanza e che, per tale ragione, necessitano di tutte quelle idonee cautele, che, in concreto, si rendano necessarie per la sicurezza del trasporto e del servizio nel suo complesso e della commisurazione nella predisposizione delle misure occorrenti al limitato affidamento che può ragionevolmente farsi sul grado di prudenza e di disciplina degli scolari, comprendendo l'accompagnamento tramite lo scuolabus anche la responsabilità dell'autista del veicolo tutte le volte che non abbia cura di adottare le ordinarie cautele, suggerite dalla normale prudenza, in relazione alle specifiche circostanze di tempo e di luogo senza che possano costituire esimenti della responsabilità le eventuali disposizioni date dai genitori (quale quelle di lasciare il minore in un determinato luogo) potenzialmente pregiudizievoli per il pericolo che da esse può derivare all'incolumità dello stesso minore.

(Cassazione Civile, 20 marzo 2023, n. 7922)


Le società esercitate da un soggetto di diritto pubblico (società in house) possono fallire

Va confermata l'assoggettabilità delle società in house alla disciplina fallimentare l'art. 1 l. fall., nell'escludere dall'area della concorsualità gli enti pubblici ma non le società pubbliche, esprime la scelta del legislatore di consentire l'esercizio di determinate attività a società di capitali per perseguire l'interesse pubblico, ma ciò comporta che le stesse assumano i rischi connessi alla loro insolvenza.

(Cassazione Civile, ordinanza, 16 marzo 2023, n. 7646)


Nessuna scriminante per il guidatore che non dimostri lo stato di necessità

Ai fini della sussistenza della scriminante dello stato di necessità, è indispensabile che ricorra un'effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero - quando si invochi detta esimente in senso putativo - l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, provocata non da un mero stato d'animo, ma da circostanze concrete e oggettive che la giustifichino. In applicazione di tale principio è stato affermato che, in tema di violazione al codice della strada, non vale ad escludere la responsabilità del conducente lo stato di necessità invocato in ragione di un malore lamentato da un passeggero, qualora non si riscontri che egli versasse in una situazione di effettivo pericolo e non risulti l'impossibilità di provvedere diversamente al suo soccorso (confermata la sanzione irrogata al ricorrente che si era messo alla guida nonostante la patente sospesa, sostenendo che tale condotta fosse dovuta alla necessità di fa soccorrere la fidanzata che lamentava un presunto malore).

(Cassazione Civile, ordinanza, 15 marzo 2023, n. 7457)


Il danneggiato deve dimostrare la spesa sostenuta per l’auto sostitutiva

Il danno da fermo tecnico di un veicolo incidentato deve essere allegato e dimostrato, non essendo sufficiente la prova della mera indisponibilità del veicolo; il danneggiato deve infatti dimostrare la spesa sostenuta per procurarsi un altro veicolo sostitutivo o la perdita subita per la rinuncia forzata ai proventi ricavabili dall'uso dell'auto (nella specie, la Corte ha ritenuto errata l'affermazione del giudice di merito che aveva richiesto anche la dimostrazione della necessità della spesa, pur essendo stata fornita la prova dell'esborso effettuato).

(Cassazione Civile, 14 marzo 2023, n. 7358)


Legittima la delibera condominiale che impone un limite temporale alla sosta nel cortile

Le determinazioni dell'assemblea condominiale relative alla limitazione paritaria dell'uso del cortile come parcheggio, come quelle che viceversa assegnano posti auto ai singoli condomini, non alterano la destinazione della cosa comune, ma si limitano a renderne più ordinato e razionale l'uso paritario secondo le rispettive circostanze, cosicché tali delibere non richiedono maggioranze qualificate (respinto il ricorso promosso da una condomina avverso le delibere condominiali con cui era stato disposto il divieto di parcheggio nel cortile condominiale ed erano state applicate sanzioni nei suoi confronti. Nella specie, la Corta ha sottolineato il divieto di parcheggio era diretto a garantire che tutti i condomini potessero usare il cortile, limitando la sosta a mezz'ora per carico e scarico, evitando così che il parcheggio permanente di un condomino impedisse o limitasse l'uso da parte degli altri, in considerazione delle limitate dimensioni del cortile).

(Cassazione Civile, 14 marzo 2023, n. 7385)


Nessun risarcimento al correntista vittima di phishing

Non può dubitarsi del comportamento decisamente imprudente e negligente del danneggiato, il quale aveva digitato i propri codici personali (verosimilmente richiestigli con un e-mail fraudolenta), in tal modo consentendo all'ignoto truffatore di successivamente utilizzarli, per effettuare una disposizione di bonifico dal conto del danneggiato (esclusa, nella specie, la restituzione delle somme prelevate da un conto corrente mediante bonifico online, atteso che la responsabilità era da addossarsi al danneggiato che aveva incautamente fornito i propri codici personali verosimilmente a causa di un'attività di phishing).

(Cassazione Civile, 13 marzo 2023, n. 7214)


Il diritto di abitazione della casa familiare è possibile su un solo immobile

Il diritto reale di abitazione, riservato al coniuge superstite dall'art. 540, comma 2, c.c. (il cui valore va, peraltro, detratto dall'asse prima di procedere alla divisione tra tutti i coeredi), ha ad oggetto la sola "casa adibita a residenza familiare", ossia l'immobile che i coniugi abitavano insieme prima della morte del de cuius, quale luogo principale di esercizio della vita matrimoniale. Questo diritto, pertanto, non può comprendere due residenze alternative, o due immobili di cui i coniugi avessero la disponibilità e che usassero in via temporanea in quanto la nozione di casa adibita a residenza familiare comporta l’individuazione di un solo alloggio costituente, se non l’unico, quanto meno il prevalente centro di aggregazione degli affetti, degli interessi e delle consuetudini della famiglia.

(Cassazione Civile, 10 marzo 2023, n. 7128)


Contrasto fra i genitori sull'ora di religione: decide il giudice

La figlia di genitori separati – in caso di vedute differenti sull'ora di religione – va indirizzata a frequentare l'orario dedicato alla religione che deve essere vista come momento multiculturale e di crescita personale. Il tutto, quindi, nell'esclusivo interesse della piccola. E' quanto precisa la Cassazione con l'ordinanza n. 6802/23. Secondo i Supremi giudici la Corte d'appello ha errato nell'impostazione della controversia, in quanto, nelle ipotesi di crisi familiare e di contrasto tra i genitori.

(Cassazione Civile, ordinanza, 7 marzo 2023 n. 6802)


Sanzionabile la società che rileva la presenza dei dipendenti tramite impronta digitale

L'esimente della buona fede, prevista dalla l. n. 689 del 1981, art. 3, in tema di sanzioni amministrative, non trova applicazione quando l'affidamento relativo alla liceità della condotta, dipende proprio dalla colpa consistita nella mancata verifica degli adempimenti richiesti in qualità di datore di lavoro titolare del trattamento dei dati personali dei propri dipendenti, cui competono, ai sensi del d.lg. n. 196 del 2003, art. 4-e dal reg. Ue 679/2016, entrato in vigore nel maggio 2018, non applicabile alla fattispecie -, le decisioni "in ordine alle finalità, alle modalità di trattamento ed agli strumenti utilizzati, ivi compreso il profilo della sicurezza" (confermata la sanzione ad una società che aveva utilizzato un sistema di rilevamento biometrico dell'impronta digitale per registrare le presenze dei propri dipendenti).

(Cassazione Civile, 6 marzo 2023, n. 6642)


La clausola compromissoria è applicabile anche se è stata abolita dopo la cessazione dell’amministratore dalla carica

La controversia tra l'amministratore e la società resta soggetta alla competenza arbitrale convenuta, per tale lite, con la clausola compromissoria, ove la soppressione di questa sia stata deliberata dopo la cessazione dalla carica del detto amministratore e non sia intervenuto un accordo tra lo stesso e la società volto a privare di effetti la clausola stessa.

(Cassazione Civile, 2 marzo 2023, n. 6221)