Estorsione e nullità virtuale del contratto
Il contratto stipulato per effetto diretto del reato di estorsione è affetto da nullità virtuale, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado del giudizio, ai sensi dell’art. 1418, comma 1, c.c., per violazione di una norma imperativa posta a tutela di un interesse pubblico.
(Cassazione Civile, ordinanza, 31 maggio 2022, n. 17568)
Sulla decorrenza degli interessi moratori sul compenso del professionista
Gli interessi di cui all'art. 1224 c.c., per il pagamento dei compensi per prestazioni professionali rese dall'esercente la professione forense, competono a far data dalla messa in mora (coincidente con la data della proposizione della domanda giudiziale ovvero con la richiesta stragiudiziale di adempimento), e non anche dalla successiva data in cui intervenga la liquidazione da parte del giudice, eventualmente all'esito del procedimento sommario di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 150/2011. Infatti, non si può escludere la mora solo perché la liquidazione è stata effettuata dal giudice in misura inferiore rispetto a quanto richiesto dal creditore.
(Cassazione Civile, 26 maggio 2022, n. 17122)
Sui presupposti per la modifica dell’assegno divorzile
In sede di revisione, il giudice non può procedere ad una nuova ed autonoma valutazione dei presupposti o dell’entità dell’assegno, sulla base di una diversa ponderazione delle condizioni economiche delle parti già compiuta in sede di sentenza divorzile, ma, deve verificare se, ed in che misura, le circostanze sopravvenute e provate dalle parti, abbiano alterato l’equilibrio così raggiunto e adeguare, eventualmente, l’importo patrimoniale alla nuova situazione reddituale accertata.
(Cassazione Civile, ordinanza, 24 maggio 2022, n. 16725)
Il credito del professionista è ammesso in prededuzione solo se debitore è ammesso al concordato
L'ammissione del debitore alla procedura di concordato è da considerarsi conditio sine qua non per ottenere la richiesta prededuzione del credito del professionista che abbia assistito il debitore stesso nell'attività propedeutica alla presentazione del piano e della proposta concordataria.
(Cassazione Civile, 26 maggio 2022, n. 17140)
E’ legittimo il segnale stradale anche senza gli estremi della ordinanza di apposizione
In tema di segnaletica stradale, la mancata indicazione, sul retro del segnale verticale di prescrizione, degli estremi della ordinanza di apposizione - come invece imposto dall'art. 77, comma 7, del regolamento di esecuzione del codice della strada (d.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495 e successive modificazioni) - non determina la illegittimità del segnale e, quindi, non esime l'utente della strada dall'obbligo di rispettarne la prescrizione, con l'ulteriore conseguenza che detta omissione non comporta l'illegittimità del verbale di contestazione dell'infrazione alla condotta da osservare.
(Cassazione Civile, 27 maggio 2022, n. 17303)
Comunione de residuo: al coniuge non imprenditore spetta solo il diritto di credito
Nel caso di impresa riconducibile ad uno solo dei coniugi costituita dopo il matrimonio, e ricadente nella cd. comunione de residuo, al momento dello scioglimento della comunione legale, all'altro coniuge spetta un diritto di credito pari al 50% del valore dell'azienda, quale complesso organizzato, determinato al momento della cessazione del regime patrimoniale legale, ed al netto delle eventuali passività esistenti alla medesima data.
(Cassazione Civile, Sez. Unite, 17 maggio 2022, n. 15889)
File extracontabile da cui desumere la contabilità occulta
La contabilità in nero, costituita da appunti personali e da informazioni dell'imprenditore, rappresenta un valido elemento indiziario, dotato dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, prescritti dal d.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, perché nella nozione di scritture contabili, disciplinate dagli artt. 2709 e ss. c.c., devono ricomprendersi tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti di impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell'imprenditore ed il risultato economico dell'attività svolta, spettando poi al contribuente l'onere di fornire adeguata prova contraria (nella specie, relativa ad accertamento ai sensi del d.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, per gli anni di imposta 2009 e 2010 effettuati sulla scorta della documentazione extracontabile reperita presso lo studio di un medico dentistico. a detta della Corte, l'Agenzia delle Entrate, con il rinvenimento di un file clienti contenente una sorta di agenda dei clienti riportante la data dei pagamenti, gli importi pagati e le fatture emesse, aveva fornito un elemento indiziario preciso e grave della esistenza della contabilità in nero).
(Cassazione Civile, 30 maggio 2022, n. 17420)
Usucapione: il comproprietario pro-indiviso deve provare l’esclusione degli altri comproprietari
Il comproprietario pro indiviso che pretenda di aver usucapito il bene deve dimostrare, non solo di averne goduto in via d’esclusività (il che non è compatibile con la propria posizione di titolare quotista, il quale può fruire anche di tutte le utilità del bene, ove gli altri comproprietari dissentano e non rivendichino a loro volta concorrente fruizione), ma di averlo fatto escludendo gli altri comproprietari, cioè apertamente contrastando il loro comune diritto cosi da evidenziare una inequivoca volontà di possedere uti dominus e non più uti condominus.
(Cassazione Civile, ordinanza, 26 maggio 2022 n. 17141)
Contributi condominiali tra proprietario e coniuge assegnatario
L'amministratore di condominio ha diritto di riscuotere i contributi per la manutenzione e per l'esercizio delle parti e dei servizi comuni esclusivamente da ciascun condomino, e cioè dall'effettivo proprietario o titolare di diritto reale sulla singola unità immobiliare, sicché è esclusa un'azione diretta nei confronti del coniuge o del convivente assegnatario dell'unità immobiliare adibita a casa familiare, configurandosi il diritto al godimento della casa familiare come diritto personale di godimento "sui generis".
(Cassazione Civile, 23 maggio 2022, n. 16613)
L’iscrizione a siti di incontri da parte della moglie non basta all’addebito della separazione
La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione ai sensi dell'art. 151 c.c. quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell'ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzi in un adulterio, comporti offesa alla dignità e all'onore dell'altro coniuge (escluso, nella specie, l'addebito della separazione in capo alla moglie, atteso che l'iscrizione della donna a siti web di incontri era stata scoperta dal marito solo dopo che quest'ultimo aveva già depositato il ricorso per la separazione coniugale).
(Cassazione Civile, ordinanza, 24 maggio 2022, n. 16822)